L'inchiesta/ Modena, medici di famiglia, mai così pochi: in provincia oggi ne mancano 54 - LA MAPPA COMUNE PER COMUNE

Record di zone carenti nel quadro appena tracciato. Cintori: «Situazione grave, va ripensata la Medicina generale»

MODENA. Nella nostra provincia mancano 54 medici di famiglia. Non sono mai stati così tanti, almeno a memoria recente.

È l’amaro quadro emerso con la pubblicazione da parte della Regione la scorsa settimana delle cosiddette “zone carenti”, aree dove il posto di medico di medicina generale è vacante, nella grande maggioranza dei casi per pensionamento del vecchio titolare. È la cartina al tornasole di una penuria di fondamentali figure di riferimento e assistenza di cui si parla da anni, arrivata alle sue massime conseguenze. E peraltro nel momento peggiore, perché mai come adesso c’è bisogno di medici di famiglia di fronte alla pandemia. Nell’assistenza ai malati meno gravi innanzitutto. Ma anche su un mero piano logistico per la somministrazione del vaccini, agli insegnanti in questa fase.



La fotografia della carenza è emblematica perché copre trasversalmente tutta la provincia: dalla Bassa all’Appennino di crinale, passando per i più grandi centri. Questo significa che non si tratta solo di aree ritenute disagiate per conformazione geografica. Non è solo il problema del paese sui monti con una strada tutta curve. L’area dove mancano più medici in assoluto è la città, è proprio Modena. Che aspetta ancora ben 10 medici di medicina generale a fare da trait d’union tra le grandi strutture ospedaliere e le famiglie. Ovviamente è Modena anche perché è l’area più popolata della provincia, con i suoi 188mila abitanti. E un medico di famiglia può arrivare ad avere al massimo 1.575 assistiti. Ma 10 medici sono comunque tanti: significa che 15mila persone non hanno una figura fissa di riferimento. Non che sono senza medico, si badi bene: i posti sono comunque coperti, in collaborazione con l’Ausl, con gli interini, laureati che devono fare ancora il corso di formazione triennale e che possono assumere l’incarico solo a tempo, sei mesi o più. Per quanto bravi e volonterosi siano, non possono però costruire con le famiglie quel rapporto di conoscenza nel tempo che è l’essenza della professione.



La Regione negli ultimi anni ha considerevolmente aumentato i posti per il corso: una volta erano 80-100 per tutta l’Emilia Romagna, l’ultimo bando ne dà 200. Però è anche vero che in pensionamenti continuano. Si riuscirà a ritrovare un equilibrio? «È una situazione indubbiamente grave, peraltro in un momento particolarmente delicato per il ruolo a cui sono chiamati i medici di famiglia anche nella lotta al virus: siamo sovraccarichi di lavoro da tutte le parti» sottolinea Dante Cintori, segretario provinciale della Federazione italiana Medicina generale.

«È evidente che ci sono stati errori in passato nella programmazione dei posti, troppo pochi di fronte al bisogno che si sarebbe manifestato con i pensionamenti. E oggi è chiaro che il professionista trovandosi davanti alla possibilità di scegliere, sceglie la sistemazione più comoda. E così ci sono paesi che aspettano anche da due anni o più l’arrivo di un medico. Ma il problema adesso non si risolve solo aumentando i posti. Non si risolve neanche aumentando semplicemente gli indennizzi per chi va in zone disagiate, come la montagna.

Va fatta una riflessione più profonda, secondo me va riqualificata la stessa Medicina generale, rendendola una professione più appetibile. Adesso tutti vogliono fare gli specialisti, bisogna che ci sia una riscoperta del ruolo del medico di territorio, del professionista a contatto con la gente che si fa interprete dei bisogni di una comunità e tramite con le strutture superiori». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA