Modena. Rabbia e delusione per le scuole chiuse «Ci sono più contagi nelle fabbriche»

In piazza Grande la manifestazione con circa trecento partecipanti A terra le foto di chi non ha potuto essere presente per la “zona rossa” 

MODENA Sono arrabbiati, stanchi e delusi gli occhi degli oltre trecento - tra genitori, insegnanti, giovani e bambini - che ieri alle 18 sono scesi in piazza alla manifestazione organizzata dal comitato modenese di “Priorità alla scuola” che continua a battersi per una scuola sicura, ma in presenza. I presenti hanno voluto dire ancora una volta no alla didattica a distanza e mostrare il proprio disappunto sulla scelta di chiudere le scuole mantenendo aperto tutto il comparto produttivo.

Modena, protesta in piazza:"La scuola non si può chiudere"



«Noi riteniamo che non si possa chiudere collegando il numero dei contagi non ai focolai effettivi nelle scuole, ma a quelli che si verificano nella società civile – afferma la portavoce del comitato Manuela Ciambellini- senza invece prendere in considerazione i luoghi di lavoro che continuano a rimanere aperti. Ci stanno dicendo che al di là dei dati di contagio effettivo nelle scuole, indipendentemente dai colori della regione, con 250 persone contagiate ogni 100mila abitanti le scuole devono comunque chiudere. Questo è inammissibile e come “Priorità alla scuola” nazionale chiederemo le dimissioni del neo ministro Bianchi, una vera delusione». Per terra, sparse per tutta la piazza, circa 300 foto di persone e la scritta “La scuola non si chiude”. «È gente che questa sera non ha potuto essere qui a causa della zona rossa – spiega Sara Manzoli, mamma - ma hanno risposto alla campagna Facebook».

In piazza anche un numero discreto di bambini e ragazzi. «Stamattina ho pianto perché non riuscivo a sentire la mia maestra», racconta Lorenzo di 7 anni, mentre Alice di 5 dice che «A casa mi sento sola e mi annoio tantissimo».

Arrabbiate sono però soprattutto le tante mamme che, oltre ad essere preoccupate per le conseguenze psicologiche che questa pandemia sta avendo su bambini e adolescenti, tra i quali aumentano i casi di gesti autolesionistici, denunciano di aver dovuto chiedere le ferie per poter stare a casa con i propri piccoli, perché di permessi straordinari ancora i datori di lavoro non ne hanno avuto comunicazione.

«Sono stanca, triste e arrabbiata da questo continuo apri e chiudi - afdice Alice Zoboli di 3E Sigonio - Nella mia classe non si sono verificati focolai, qualche caso isolato ma perché avevano positività in famiglia e la stessa cosa è accaduto in altre classi della mia scuola». Ed è proprio sui numeri che la piazza si scalda. «I focolai (classi con almeno 2 positivi) della provincia riportati dall’Ausl nella settimana 22-28 febbraio sono stati 166 su tutte le scuole di ogni ordine e grado - continua Ciambellini- da settembre ad oggi in totale si sono registrati 2491 studenti positivi e 402 fra il personale scolastico. Crediamo che con questi dati sarebbe bastato un potenziamento del sistema di tracciamento come stava accadendo per poter far fronte all'emergenza».

«Quello che vorremmo sapere invece è a quanto ammontano i focolai nei luoghi di lavoro del comparto produttivo di cui non si accenna alla chiusura- afferma a gran voce Paolo Brini di Fiom Cgil – non ci sono dati ufficiali e studi approfonditi sul tema: è evidente che non c’è interesse ad affrontare il tema, come invece era accaduto con le chiusure dalla prima ondata. Ma sia l’Ausl che i dati Inail dimostrano che c’è un’emergenza ben più grave di quella della scuola, visto che già nella seconda ondata si era verificato un numero di contagi raddoppiato rispetto alla prima».

La manifestazione si è conclusa alle 19,30 con il rammarico da parte di tutti i presenti che il sindaco e l'assessora all'istruzione Baracchi non siano scesi in piazza come erano stati invitati a fare dal comitato. —