Modena. Tre no mask irrompono in Duomo: scompiglio al termine della messa

Arrivano all’altare: intervengono i diaconi assieme a polizia ed Esercito. Uno denunciato per oltraggio

MODENA La protesta dei “no mask” è arrivata dentro al Duomo di Modena ieri mattina, dove ci sono stati dei momenti di tensione ma per fortuna senza gravi conseguenze, anche per il pronto intervento di polizia di Stato e militari dell’Esercito lì in vigilanza.

Modena, protesta No Mask in Duomo con cartelli al termine della Messa



È successo appena finita la messa delle 10, celebrata dall’anziano don Nardo Masetti, che per fortuna ha potuto fare tranquillamente rientro in sagrestia. I due diaconi però hanno visto subito e sono intervenuti. Mentre le persone stavano uscendo al termine della funzione, dalla porta laterale che si affaccia su Piazza Grande sono entrate tre persone (una ragazza, un uomo di mezza età e un anziano) che fuori stavano manifestando contro le restrizioni, senza mascherina e con un cartello di protesta, avvicinandosi all’altare proprio mentre i celebranti stavano andando in sagrestia.

I diaconi hanno intimato loro di tornare sui loro passi, con toni decisi. Ma loro hanno continuato a venire avanti come nulla. Non c’è stato bisogno però di uscire a chiamare aiuto: di guardia in piazza, gli agenti della polizia di Stato e i militari dell’Esercito (di stanza con il progetto “Strade sicure”) li hanno subito visti entrare e li hanno raggiunti nello spazio davvero di un minuto, insieme al servizio d’ordine del Duomo. Anche alla loro vista però i tre - che paiono essere una presenza fissa in questi giorni nelle manifestazioni di protesta in piazza - non si sono minimamente intimoriti, rimanendo inizialmente dietro all’altare. Poi però a forza sono stati condotti fuori, nonostante le loro grida, e quindi accompagnati in Questura. L’eccessiva agitazione, e qualche frase di troppo, è costata a uno di loro una denuncia per oltraggio.

Un altro “no mask”, un 42enne originario di Cagliari ma residente in città, è stato invece arrestato dalla polizia locale per quanto fatto giovedì pomeriggio, quando ha insistito a entrare nella tabaccheria interna alla stazione della corriere, ovviamente senza mascherina. Da qui la chiamata dell’esercente, quando erano circa le 16.30. Di fronte alla sollecitazione degli agenti di rispettare le normative anti-Covid potando come d’obbligo la mascherina, l’uomo di è scagliato contro di loro. Per lui è quindi scattata l’accusa di resistenza a pubblico ufficiale, a cui si è aggiunta quella di lesioni personali. I due operatori infatti sono dovuti ricorrere alle cure del Pronto soccorso a causa delle lievi ferite riportate nell’episodio. Il 42enne è stato anche multato (400 euro) per non aver rispettato l’obbligo di indossare il dispositivo protettivo. Ieri mattina è stato poi accompagnato in Tribunale, dove dopo la convalida dell’arresto il giudice ha emesso nei suoi confronti il divieto di dimora nel modenese, anche alla luce dei suoi precedenti contro la persona e il patrimonio, oltre ad alcune altre violazioni delle normative anticontagi.

La vicenda segue i fatti accaduti mercoledì nei pressi della Caserma Setti, sede del Centro vaccini e del drive-through per i tamponi, dove la polizia locale aveva individuato altri due attivisti “no mask” (in questo caso un 72enne modenese e un 44enne formiginese) sanzionandoli per il mancato uso del dispositivo e denunciando il 72enne (fermato con le mani sporche di colore) per aver imbrattato i muri con scritte negazioniste sul virus.

Ieri intanto Emma Petitti, presidente del Consiglio regionale, ha rivolto un appello al ministro dell’Interno Luciana Lamorgese perché vieti le manifestazioni dei negazionisti, alla luce delle manifestazioni in scena in Romagna. «Non è retorica - ha sottolineato - quando si dice che questo virus lo si sconfigge soltanto insieme. Mascherina, distanziamento, igiene, sono fondamentali. Che un gruppo di negazionisti decida di manifestare, a Roma oggi, e a Rimini prossimamente, contro delle mascherine, come se fossero delle museruole, e contro le misure di sicurezza richieste, è vergognoso». —