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 Al confine con Bologna e nel distretto ceramico: ecco i Comuni a rischio

In 18 casi l’incidenza settimanale ogni centomila abitanti è sopra 500 Per il Governo il livello di guardia è 250. Ma ci sono zone “bianche”

l’analisi

La diffusione del virus è preoccupante. In 18 comuni su 47 l’incidenza settimanale ogni centomila abitanti è sopra 500. Un dato allarmante se si considera che il Governo ha fissato la soglia per la chiusura delle scuole a 250. Abbiamo analizzato i dati nei sette giorni che vanno dal 27 febbraio al 5 marzo e la media della provincia è di 413, seppur siano evidenti le differenze tra le varie aree.


La vicinanza di Bologna, dove la diffusione del virus è ancora più capillare, incide pesantemente in tutti i territori di confine. Non va meglio nel distretto ceramico. Di seguito riportiamo i dati per comune, che sono una mera curiosità statistica: e soprattutto nei comuni con pochi abitanti il dato tende a salire molto anche a fronte di contagi limitati.

I COMUNI SOPRA 500

Sono 18 le realtà più a rischio. In ordine alfabetico forniamo il dato dell’incidenza settimanale su centomila abitanti e tra parentesi il totale dei contagi nei sette giorni presi a campione: Bomporto 566 (57), Castelfranco 558 (184), Castelnuovo 676 (102), Castelvetro 647 (73), Fiorano 589 (101), Fiumalbo 500 (6), Formigine 614 (211), Guiglia 509 (20), Lama 674 (18), Marano 909 (48), Montese 1099 (36), Nonantola 576 (92), Palagano 673 (14), San Cesario 503 (33), Sassuolo 616 (248), Savignano 948 (88), Spilamberto 801 (102) e Vignola 658 (168). Va detto che ad esempio sul caso di Montese incide pesantemente il focolaio che in quei giorni si è sviluppato in una scuola che pesa tantissimo per un territorio che ha appena 3.200 abitanti. È tuttavia indicativo osservare come la promiscuità con Bologna incida anche su Savignano e gli altri paesi di confine.

i comuni tra 250 e 500

Anche in questo caso ecco i Comuni in ordine alfabetico i territori che hanno un’incidenza tra i 250 e i 500 ogni centomila abitanti: Bastiglia 238 (10), Campogalliano 425 (37), Camposanto 344 (11), Carpi 279 (202), Finale 238 (36), Frassinoro 376 (7), Maranello 472 (83), Modena 367 (694), Novi 395 (39), Prignano 482 (18), Polinago 312 (5), Ravarino 404 (25), San Felice 313 (34), San Prospero 399 (24), Serramazzoni 401 (34), Soliera 252 (39).

i comuni sotto i 250

Ecco infine i Comune che in linea teorica potrebbero tenere le scuole aperte poiché la diffusione del contagio è inferiore ai 250 ogni centomila abitanti: Cavezzo 171 (12), Concordia 97 (8), Fanano 135 (4), Medolla 224 (14), Mirandola 129 (31), Montefiorino 0 (0), Montecreto 0 (0), Pavullo 211 (38), Pievepelago 88 (2), Riolunato 146 (1), San Possidonio 116 (4), Sestola 122 (3) e Zocca 196 (9). Ci sono molti comuni della Bassa o dell’Appennino evidentemente più protetti da questa cosiddetta terza ondata.

l’incremento

La Regione si limita a fornire il dato provinciale, poiché rispecchia in modo più veritiero la situazione di un intero territorio. L’assessore regionale alla Salute Raffaele Donini aveva dichiarato che Modena nella settimana dal 22 al 28 febbraio era a quota 377. Nel periodo tra il 27 e il 5 marzo si è già saliti a 413. La speranza è che l’introduzione della zona rossa freni e faccia retrocedere il dato.

una cabina provinciale

Il primo a chiedere che venisse fornito il dato dell’incidenza è stato il consigliere comunale di Nonantola Alessandro Di Bona che analizzando i dati del suo territorio ha notato che la fatidica soglia dei 250 contagi ogni centomila abitanti era stata superata «il 4 febbraio». Il capogruppo della lista Nonantola Progetto 2030 si chiede «perché la prima azione concreta di contrasto arriva a un mese dai primi campanelli di allarme?».

Per questo motivo Di Bona chiede che venga istituito un osservatorio provinciale sui dati che sia di aiuto alle autorità locali. «Servono indicazioni chiare e costantemente aggiornate sull’andamento della pandemia – prosegue – Il bollettino che fornisce l’Ausl quotidianamente non dà una lettura chiara della situazione. Il numero quotidiano dei nuovi casi e delle persone attualmente positive non consente di monitorare l’incidenza del contagio. Serve una raccolta storica delle cifre, con dati aggregati per settimana e riferita a una popolazione standard di 100mila abitanti per poter confrontare la situazione di un comune in rapporto a quelli vicini e ai dati provinciali e regionali. Serve cioè un osservatorio provinciale sui dati del contagio che consenta ai cittadini di farsi un’idea reale della situazione e alle istituzioni di prendere decisioni pronte su basi concrete e aggiornate». —

GIB

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