Castelfranco. Morta per le ferite della rapina «Era una maestra d’altri tempi»

Il ricordo del figlio di Lanfranca Boni. Adesso l’autore dell’aggressione dovrà rispondere di omicidio

Saverio Cioce

castelfranco. Per tutti resterà sempre “la maestra Franca”, con la sua voce inconfondibile e un carisma che non ha mai perso smalto in oltre quarant’anni d’insegnamento.


Il paese è rimasto attonito per la scomparsa di Lanfranca Boni, 88 anni, aggredita un mese fa in via Buonarroti e buttata a terra per uno scippo di pochi euro. Il suo aggressore, 35 anni, senza fissa dimora, originario di Napoli e pendolare tra la provincia di Modena e Bologna, è stato catturato poche ore dopo l’aggressione. L’altro giorno è avvenuto il decesso, causato con ogni probabilità dalle gravi ferite, quando ha battuto a terra il capo. Le fratture e l’emorragia cerebrali sono apparse subito gravissime; l’anziana pensionata è rimasta in coma senza mai riprendere conoscenza.

«Non so cosa dire. Mia madre si è trovata nel posto sbagliato e al posto sbagliato quando è passato quel balordo. L’ha vista e ha deciso che doveva essere la sua preda perché era anziana e non avrebbe opposto resistenza».

Il figlio Stefano Reggiani, 57 anni, è ancora scosso dopo la scomparsa della madre.

Nella sua casa di via del Perugino, dove viveva anche la donna, sono arrivati i messaggi di cordoglio degli amici e di quanti l’avevano conosciuta. Assieme al fratello Gabriele che vive a Bologna sta aspettando il nullaosta per la sepoltura. Quando finiranno i medici legali e ci sarà il responso finale sulle cause della morte – la procura sta valutando come accentuare l’accusa, passandola a omicidio preterintenzionale – i funerali si terranno nella chiesa parrocchiale di Castelfranco.

«Mia madre ha iniziato a insegnare nel doposcuola subito dopo la fine della guerra e quello è stato il suo periodo di tirocinio, qui nelle campagne di Castelfranco – continua il figlio – Poi è andata a Recovato, a San Matteo e in breve è rientrata a Castelfranco».

Una vita tutta dedicata alla scuola, come si diceva una volta, quando l’insegnamento veniva indicato come “una missione”. Lei, come tante della sua generazione, ne è stata la prova vivente.

Nata il 24 novembre 1932, si è diplomata alla fine del conflitto, quando Castelfranco era devastata dalle rovine e dalla fame.

La sua entrata in aula coincise con la fine del periodo più buio dei razionamenti. Per catturare l’attenzione dei più scatenati, quelli che si arrampicavano sugli alberi per cercare le uova nei nidi, non esitava a ricorrere ai paragoni sportivi, spiegando la matematica con le quote degli arrivi sulle tappe delle Dolomiti.

Dalle scuole rurali, come si chiamavano, passò presto in paese. La sua fama di essere brava e precisa, severa ma giusta, non era per nulla retorica. A casa conservava le foto di tutte le classi, annotando le annate. La sua foto preferita è davanti alla lavagna, come il maestro Manzi che fu il prototipo del maestro nella Tv in bianco e nero degli anni ’60. Le altre sue passioni erano la lirica e i viaggi, che si concesse subito dopo la pensione. —

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