Modena Città deserta nel primo sabato rosso «Siamo tornati indietro di un anno»

Nel centro storico di Modena pochi negozi aperti e pochissimi clienti. Soltanto in libreria un po’ di “movimento

Paola Ducci

«Siamo tornati indietro esattamente di un anno», osserva l’ottico di via Emilia Centro Fabio Galvani, titolare di uno dei pochissimi negozi aperti nel primo “sabato rosso” di Modena e provincia. La sovraffollata via Emilia dei sabati passati cede il campo a una Modena deserta, vuota e particolarmente silenziosa. «È una scena già vista - ribadisce una passante con il cane – queste chiusure sono drammatiche, ma evidentemente ce le siamo meritate». Qua e là qualche vetrina accesa, sono quelle delle attività commerciali considerate essenziali che non possono di certo ritenersi soddisfatte dell’incasso della giornata. «Oggi ho totalizzato ben tre clienti – evidenzia ironico Fabio Gatti del negozio di calzature per bambini l’Elefantino - ci converrebbe tenere chiuso, sicuramente sono più le spese che il guadagno della giornata, ma è giusto dare il nostro servizio. Quello che mi sento di dire, però, è che sarebbe stato meglio intervenire con più controlli e multe nei sabati passati quando vedevamo tantissime persone, soprattutto ragazzi giovani, con mascherine abbassate che poi si assembravano fuori dai bar».


Se in piazza Grande si contano sette persone, corso Duomo è completamente deserto, tranne intorno alle 18, quando qualcuno si vide dirigersi in chiesa per partecipare alla messa vespertina. Insolitamente vuote e silenziose anche piazza XX Settembre, piazza Matteotti, piazza Mazzini e piazza Roma dove il silenzio è invece ritmicamente interrotto dallo scroscio delle fontane. «Sono uscito per prendere qualcosa al mercato Albinelli - spiega Ciro mentre attraversa velocemente piazza XX Settembre - fa molto male vedere Modena così. Certo se ne comprende l’evidente necessità, visto l’aumento esponenziale dei contagi. Ma la mente non può che correre veloce verso il ricordo di quel maledetto marzo 2020. Non possiamo che constatare che la battaglia sembra averla vinta il virus, anche se di diverso da marzo c’è quell’arma potente che sembra essere il vaccino, ma che ancora non stiamo utilizzando al meglio».

Vecchi ricordi sono anche gli assembramenti dei ragazzini che in queste ultime settimane popolavano via Taglio, benché qualche locale della Pomposa ha deciso comunque di mantenere attivo il take away. «I nostri clienti affezionati oggi sono passati a salutarci – racconta Filippo Ferro dello Juta Cafè - ma ormai lavoriamo di più con il merchandising del nostro locale che non con la spillatura di birra o la preparazione dei cocktail». Ma c’è anche chi invece ha lavorato, come racconta Giulia Barbieri della libreria Saggitario di Corso Duomo: «Qualcuno è venuto a fare scorta di libri, speriamo non per prepararsi al peggio».

Anche i parchi cittadini sono semi deserti. Niente genitori con bimbi sui giochi, solo qualche runner. La “zona rossa” è stata presa sul serio. —