Modena «Fuoco alla galera!» La rabbia anarchica alla manifestazione davanti a Sant’Anna 

Momenti di tensione per un centinaio di giovani al raduno Testimonianze, accuse pesanti, slogan e appelli ai detenuti

MODENA Momenti di tensione per una manifestazione terminata in modo pacifico. Il raduno in ricordo dei nove morti in carcere durante la rivolta indetto da vari gruppi anarchici ha raccolto davanti a Sant’Anna ieri - nel pomeriggio di un sabato in “zona rossa” - più di cento presenze provenienti anche da altre città. Ingenti schieramenti di forze dell’ordine.

Un cordone della polizia penitenziaria sotto e sopra le mura del carcere. Tante testimonianze. Parole di solidarietà ai detenuti. E tante accuse, a volte molto pesanti. Accuse strazianti e spettrali, come quella di una madre che dal megafono ripeteva che suo figlio non si era suicidato ma era stato ucciso in carcere e che lei, sapendo chi è stato e non avendo più niente da perdere, lo avrebbe vendicato. Accuse allo Stato, al sistema carcerario, ai politici e alla magistratura.

Chi si aspettava una giornata di violenze per l’anniversario della rivolta carceraria dell’8 marzo 2020 è stato smentito da un pomeriggio in cui le parti non si sono mai affrontate.

Modena, manifestazione anarchica davanti al carcere S. Anna



Tanti anche gli slogan. “Fuoco, fuoco, fuoco alle galere” o “Pagherete caro, pagherete tutto”. Uno striscione di solidarietà a un anarchico greco detenuto. Musica a palla: “Prison Break” di Arkham Escapology e “Omicidio di Stato” di Signor.

Alle tre in punto, come previsto, il raduno in tangenziale di giovani (numerose le donne) tra cordoni di agenti in assetto antisommossa e tanta polizia coi radiotelefoni sintonizzati. Il primo intervento, rivolto ai detenuti, è arrivato da un attivista dall’accento milanese che ha spiegato il motivo del raduno a Sant’Anna: «Non siamo quelli che si credono buoni – ha detto al megafono – siamo qua perché siamo come voi. Siamo qua perché voi siete i nostri fratelli e nostre sorelle. Siamo qui perché crediamo che nessun essere umano debba mai per nessuna ragione essere rinchiuso in una gabbia, neanche gli animali. Siamo qua perché la nostra lotta è la vostra lotta. Perché i vostri nemici sono i nostri nemici».

«I veri criminali non sono quelli chiusi in galera – ha gridato – ma quelli che mantengono le galere. Vi portiamo la nostra solidarietà. Vi diremo cosa pensiamo delle galere. La nostra ricetta per le galere è molto chiara e semplice – ha aggiunto - benzina quanto basta e un fiammifero. Le galere vanno distrutte». Poi il ricordo dell’8 marzo 2020: «È’ successo un episodio vergognoso, criminale – ha aggiunto – in questo carcere e in altri carceri durante una rivolta ci sono stati un assassinio di massa, una strage, pestaggi e torture. Noi ricordiamo. Ai torturatori e agli assassini, siamo qua per ricordare. Se noi tolleriamo la tortura, i pestaggi e gli assassini nessuno di noi sarà più al sicuro. Come si fa a sentirsi sicure sapendo che ammazzano la gente? Avete sempre pestato dopo le rivolte ma mai si era ucciso prima».



Ed è stato questo il ritornello di tanti interventi: i morti di Modena non sono stati uccisi dal metadone ma sono vittime di una strage di Stato. Le autopsie e la richiesta di archiviazione della Procura, secondo i manifestanti, coprirebbero una violenza organizzata “dall’alto” (come ha detto un’intervenuta). Accuse pesanti e certezze inscalfibili tante, prove nessuna. L’unico elemento fattuale citato più volte ha riguardato la questione dei pestaggi, sollevata in agosto dalla denuncia di cinque detenuti presentata alla Procura generale di Ancona. Una questione ancora aperta per la Procura: fa parte di un filone di indagini ancora in corso. Per i manifestanti questi pestaggi rivelano invece una situazione di violenze tenute nascoste dietro alla facciata delle autopsie che certificano i decessi dei detenuti per overdose. Nel corso della manifestazione altri interventi hanno riferito di analoghe situazioni carcerarie e anche delle manifestazioni in programma per questa mattina sempre a Modena vicino al carcere e per domani a Roma davanti al Ministero di Grazia e Giustizia. Verso le 16.15 i manifestanti sono sciamati lungo il prato fino alla cancellata di Sant’Anna. Parallelamente le forze di polizia si sono schierate davanti a loro. Con un altoparlante i manifestanti si sono rivolti ai detenuti gridando la loro solidarietà e lanciando altri insulti e accuse alla polizia penitenziaria. —