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Vignola. Il piccolo morto  a 8 mesi: «I due fratellini mi chiedono di Aness»

I genitori del piccolo Aness sconvolti dopo l'accaduto

Il papà del bambino di 8 mesi morto soffocato in casa: «Siamo distrutti per quanto accaduto. Grazie a chi ci è vicino»

VIGNOLAMostra le fototessera del piccolo Aness che conserva nel portafoglio. Sono state scattate nei giorni scorsi per un motivo bene preciso. Lo racconta Hamed che ha 49 anni ed è il papà del bambino di 8 mesi che ha tragicamente perso la vita nel pomeriggio di venerdì. «E proprio venerdì mi sono recato in Comune per i documenti di Aness, quelli utili per ottenere la cittadinanza italiana. Per questo, alcuni giorni fa, avevamo scattato le fototessera».



La famiglia che abita in via Pellico, non lontano dalla Coop di Vignola, è distrutta. La moglie di Hamed è comprensibilmente sotto choc. «Non sta bene»: ci dice l’uomo che è in Italia dal ’92 e che lavora da diverso tempo nel mondo delle carni. Dipendente esperto della Fiorani di Solignano: «Mi hanno chiamato diversi colleghi, il mio capo. Erano in lacrime. Ho sentito affetto e comprensione, voglio ringraziare loro e tutte quelle persone che mi hanno fatto le condoglianze. E poi i carabinieri e la polizia locale, senza dimenticare i sanitari che hanno fatto il possibile per salvare mio figlio». All’elenco non mancano i vicini di casa che si sono adoperati per dare un contributo, soprattutto nei momenti più drammatici: «Molto persone hanno riservato una parola di affetto alla nostra famiglia, non lo dimenticherò. Qui ci vogliono bene, siamo sempre andati d’accordo con tutti. Ho comprato la casa dove abitiamo ora alcuni anni fa, l’ho fatto con tanto sacrificio. Svegliandomi la mattina alle 4 per andare al lavoro. L’ho fatto per i miei figli, per Aness che adesso non c’è più. I due fratellini adesso mi chiedono di lui, stamattina mi hanno domandato se potevamo andare a giocare insieme ad Aness. In particolare il più grandicello, era molto legato al piccolo. È veramente un dramma per tutti noi, siamo distrutti da quanto è successo».

Il papà torna al pomeriggio di venerdì. Questo il racconto di quei tragici momenti: «Mia moglie, dopo aver allattato Aness, è andata in cucina per fare il pane. Quando è tornata nella camera, dove Aness stava dormendo, lo ha trovato sul pavimento, incastrato accanto al letto. Non so, probabilmente aveva già perso la vita. Io ero nell’altra stanza a riposare, mentre gli altri bambini stavano giocando in casa. Venerdì non sono andato al lavoro, mi ero preso un giorno di ferie proprio per completare le pratiche utili per i documenti di Aness». Quindi il disperato tentativo di salvare il bambino di appena otto mesi: «A quel punto abbiamo chiamato i soccorsi che sono arrivati in tempo. Purtroppo, però, non c’è stato nulla da fare. Una disgrazia tremenda che ha stravolto sia me che mia moglie».

L’intenzione della famiglia, che ieri ha ricevuto visite e chiamate di amici e parenti, è quella di portare Aness in Marocco: «Non so se sarà possibile per via del Covid – sono sempre le parole di Hamed – ma questo è quello che vogliamo e desideriamo. Sono molto preoccupato per mia madre, la nonna dei miei figli. Lei è molto anziana, vive per i suoi nipoti e non aveva ancora avuto la possibilità di vedere il piccolo Aness. Ci telefona diverse volte al giorno dal Marocco, vuole sapere come stiamo e come stanno i bambini». Sarà difficile comunicare alla nonna la tragica notizia. —