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Zocca Trovato morto nel suo letto: si sospetta ancora il monossido killer

Soccorsi inutili per il 71enne Otello Nardi a Montombraro Decisivi gli esami legali. Un mese fa vittima una 62enne

Manuel Marinelli

ZOCCA. Il monossido killer potrebbe aver colpito una seconda volta a Zocca nel giro di poco più di un mese.


C’è anche l’ipotesi dell’intossicazione al vaglio dei carabinieri che indagano sulla morte di Otello Nardi, 71enne ritrovato esanime ieri mattina nell’abitazione di via Balugani, a Montombraro, che aveva preso in affitto da poco più di un mese. A dare l’allarme verso mezzogiorno una vicina, dopo aver ripetutamente suonato il campanello senza alcun riscontro. Sul posto sono sopraggiunti i carabinieri, i volontari dell’Avap con infermiere e guardia medica e da Vignola i vigili del fuoco. Entrati nell’appartamento, i soccorritori hanno trovato il suo corpo senza vita sdraiato a letto. Sul pavimento ancora segni di rigurgito, come se un malore lo avesse colto prima di andare a dormire. E va detto che senso di nausea e vomito sono tra i sintomi che possono manifestarsi nella fase iniziale dell’intossicazione da monossido.

Il corpo era ormai freddo: il dottore non ha potuto fare altro che costatare questo triste decesso nella più completa solitudine. L’uomo, originario di Meldola, in Romagna, era arrivato a Montombraro da Vergato da circa un mese. Dato il poco tempo, non aveva particolari legami con il paese. «Era un tipo abbastanza riservato e di lui non so praticamente niente – commenta un vicino – se non che circa un mese fa ha preso in affitto un appartamento alla fine della strada. Non credo avesse particolari problemi di salute, ma non posso esserne certo in quanto ci avrò parlato sì e no una volta o due».

Dalle prime rilevazioni fatte dai vigili del fuoco pare che l’ambiente non fosse saturo di monossido, ma va detto anche che c’era già stata un’importante areazione all’arrivo dei soccorsi. Così come la caldaia, a metano, apparentemente non ha evidenziato malfunzionamenti nell’ambito delle verifiche che si sono protratte fino a metà pomeriggio. Ma è tutto da approfondire dal punto di vista tecnico. È una realtà comunque che da venerdì le temperature si sono sensibilmente abbassate in tutta la provincia, e ancor più in montagna. Dunque non si può escludere che un uso più intenso della caldaia abbia provocato un guasto e quindi una fuga di monossido. Le risposte decisive arriveranno dagli esami tossicologici: la salma, dopo il riconoscimento da parte di uno dei figli, arrivato da Forlì, in serata è stata condotta dalle onoranze Riva a Modena in Medicina legale, dove verrà verificata l’eventuale presenza di valori riconducibili al monossido. Va da sé che se l’esito confermasse l’ipotesi di intossicazione su cui stanno lavorando i carabinieri, la Procura potrebbe anche aprire un fascicolo nei confronti dei responsabili della manutenzione della caldaia.

Se l’ipotesi investigativa viene confermata, si tratterebbe del secondo caso, su territorio zocchese, di morte dovuta a intossicazione da monossido nell’arco di poco più di un mese. Era il 31 gennaio infatti quando a Casa Miro, piccola borgata tra Zocca e Castel D’aiano, venne ritrovata senza vita sul pavimento della sua abitazione la 62enne di origini romene Luminita Gogoi, causa inalazione di particelle tossiche fuoriuscite dalla caldaia, sequestrata in seguito dai carabinieri per verificarne lo stato. Anche suo marito subì intossicazione, ma la terapia in camera iperbarica all’ospedale di Parma permise di salvarlo in extremis. —

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