Pavullo . «Ho fatto un errore con la chiusura del Punto nascita Ma ora rimedierò»

Bonaccini spiazza tutti assumendosi la colpa dello stop I comitati: «Adesso riapra e potenzi tutto l’ospedale»

Daniele Montanari

Pavullo. Parole così nette e dirette hanno un po’ spiazzato tutti, in una certa misura anche gli avversari politici. Perché non si può certo dire che sia proprio della politica, almeno di quella a cui siamo abituati, riconoscere pubblicamente un errore assumendosene la responsabilità.


Il nodo è sempre quello: la chiusura decretata il 5 ottobre 2017 dei Punti nascita di Pavullo, Porretta, Castelnovo Monti e Borgotaro. Se n’è parlato martedì in Regione a proposito della chiusura, ma solo temporanea, anche di quello di Bentivoglio per ampliare i posti letto da dedicare all’emergenza Covid. E qui è intervenuto direttamente il presidente Stefano Bonaccini: «Ovvio che è una chiusura temporanea - ha detto - abbiamo bisogno di posti letto in questo momento e dobbiamo compiere dei sacrifici. Quando però i reparti si svuoteranno, attiveremo il protocollo sperimentale discusso proprio qui a Bologna col ministro Speranza per riaprirli. Non solo lì ovviamente, ma anche a Porretta, a Pavullo a Castelnovo Monti e a Borgotaro. Ho solo una parola - ha poi continuato - anche quando sbaglio: feci un errore, facemmo un errore. Rimedieremo, e quei punti nascita li riapriremo». Un impegno più che mai ufficiale, dunque, pronunciato in aula.

Come l’hanno preso i comitati pavullesi? «Finalmente Bonaccini ammette l’errore che noi gli abbiamo sempre contestato - commenta Gaetano Vandelli del comitato Pavullo 95 - ci fa piacere, ma purtroppo dobbiamo rilevare che chiude la stalla quando i buoi sono già scappati: è stato smantellato tutto a Pavullo, il reparto svuotato. Ci voleva il riconoscimento del valore di questa realtà (che ricordo d’eccellenza tanto da attirare mamme anche dalla pianura) quando c’erano all’interno professionalità straordinarie, dai medici alle ostetriche. Che non volevano andarsene. Adesso è un deserto: la riattivazione avrà costi enormi e riscontri tutti da vedere nell’utenza, dopo anni di stop. C’è l’impegno ad affrontarli? Bene, siamo contentissimi. Però si prenda l’occasione per fare una riflessione profonda su Pavullo come ospedale di riferimento di un’area tanto vasta quanto quella montana. Ci vogliono potenziamenti e investimenti anche in altri settori: la chirurgia non può essere solo il rincalzo di quella di Sassuolo, il reparto deve tornare indipendente da quello di Ortopedia. I primari non devono più essere a scavalco, è stato un fallimento questa esperienza. E diversi altri aspetti. Se si perde l’occasione di affrontarli adesso, si riapre il Punto nascita ma l’ospedale rischia di morire. Bonaccini li ascolti i comitati, stavolta: non siamo politicizzati, raccogliamo bisogni veri».

«È abbastanza raro assistere a una tale ammissione di errore in sede pubblica - osserva Maria Cristina Bettini del comitato Salviamo l’ospedale di Pavullo - ho avuto scontri anche duri con Bonaccini, ma penso che l’ammissione in questi termini sia un segno di forza, per l'uomo e l'istituzione che rappresenta. Questo fa onore al presidente, ma allo stesso tempo conferma la veridicità delle mie denunce sulla carenza di servizi territoriali sanitari e ospedalieri nel Frignano e sull'istanza di riesame del parere ministeriale sulla richiesta di deroga». —

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