Modena Avvio d’anno da incubo per i ciclisti: 8 morti in Emilia, maglia nera d’Italia

Dato choc a gennaio-febbraio, anche per comportamenti a rischio. E una sentenza avverte: «Senza luci siete invisibili»

Daniele Montanari

Il ciclista che circola di notte senza luci e giubbino catarifrangente è nel torto. Così tanto che in caso di incidente con l’esito più tragico, la sua morte, può essere innocente colui che involontariamente l’ha travolto e ucciso.


È quanto ha sancito la sentenza emessa mercoledì dal Tribunale di Modena su quanto accaduto l’11 gennaio 2019 in via Emilia Est a Ponte Sant’Ambrogio, dove verso le 7 Mourad Taous, 46enne di origini marocchine, sposato e con un bambino, fu travolto dal camion condotto da un 59enne bergamasco. Che in un orario ancora buio, in zona senza lampioni, non vide la bici senza fanali e l’uomo senza giubbino, non accorgendosi di nulla e continuando per la sua strada. Fu individuato solo grazie a un’accurata indagine della Polstrada.

Inevitabile per lui il processo con un’accusa gravissima: omicidio stradale. Ma, difeso dall’avvocato modenese Alessandro Zeppelli, è stato assolto con formula piena “perché il fatto non costituisce reato”. «La tesi difensiva era semplice: posto che il camionista circolava nei limiti di velocità – spiega – a quell’ora invernale ancora buia in zona non illuminata non poteva vedere un ciclista che circolava senza luci e senza gilet. Dopo due anni è stato assolto, grazie anche al lavoro di alta qualità fatto dalla polizia Stradale nei rilievi. Ma la decisione del giudice nulla toglie al dramma che ha vissuto anche lui, insieme alla famiglia della vittima: sono cose che segnano per sempre. Al di là dell’esito processuale, questa vicenda mostra come sulla strada a volte i ciclisti non percepiscano quanto sia pericoloso girare senza dispositivi per rendersi visibili. Non servono tanto a vedere ma a farsi vedere: ci sono studi che dimostrano come, specie da un camion, si diventi invisibili altrimenti».

2021: avvio choc

Dopo due anni, i rischi per i ciclisti non sono affatto diminuiti, e non solo per la questione luci. Sono allarmanti i dati sull’avvio di questo 2021, gennaio e febbraio, elaborati dall’Osservatorio Ciclisti dell’Asaps, l’Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale. «In Italia sono morti 31 ciclisti: 14 a gennaio e 17 a febbraio – sottolinea il presidente Giordano Biserni – praticamente è morto un ciclista ogni due giorni. E l’Emilia Romagna è la maglia nera: 8 i morti solo in questa regione, di cui uno in provincia di Modena, a Ubersetto». Si tratta del 74enne Pashuk Velli, tamponato da una Toyota Land Cruiser condotta da un 90enne. «Sono numeri di inizio anno impressionanti – commenta Biserni – se succede questo d’inverno, cosa potrà accadere in primavera e in estate? Ricordiamo che veniamo da due mesi in cui in gran parte d’Italia la circolazione era limitata dalle zone arancioni e rosse. A mobilità libera, cosa potrebbe accadere? Il nostro è un appello alla massima prudenza: la bici è un mezzo salutare ed ecologico che va guardato con grande simpatia, ma i ciclisti spesso sottovalutano i rischi». Sono però anche facile preda di pirateria stradale: 6 dei 31 morti sono legati a questo. «Prima causa – nota Biserni – la distrazione di chi guida in auto: ricordiamo che anche a guidare ai 50 km/h occorrono almeno 27 metri per fermarsi, e che ogni secondo di distrazione comporta 14 metri in più».

l’associazione vittime

«Dagli accertamenti è emerso che Mourad Taous il giubbino catarifrangente ce l’aveva con sé, ma nello zaino» ricorda Franco Piacentini, presidente dell’Associazione Famigliari e Vittime della Strada di Modena. «Questo significa che c’è anche un problema di abitudini e di cultura. Da parte dei ciclisti, certamente, che a volte utilizzano un mezzo stupendo con troppa sottovalutazione dei rischi. Ma mi chiedo anche se non ci siano ancora troppi tentennamenti nel sanzionare i ciclisti, troppa paura di essere additati come i “cattivi” che multano i “buoni” della strada. Ma una sanzione per mancanza di giubbino, per quanto “antipatica”, può accendere l’attenzione sulla sua importanza. E quindi salvare vite». —

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