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Modena, il legno, l’arte e i colori: è la magia della cornice

Cristiana e Spyros, moglie e marito, sono maestri nell’attività artigianale antica «Può volerci anche un giorno di lavoro, ma che gioia un quadro ben riuscito»

MODENA. Significano migliaia di metri di cornici le centinaia di aste di legno appoggiate alle pareti di questa bottega affacciata su via Del Perugino 25. Ma non solo sole. Qui gli oggetti sono ovunque come in un vero laboratorio, dai banchi di lavoro ai muri, fino al pavimento: barattoli di colore, pennelli, quadri e tele di diverse forme e dimensioni, la troncatrice, l’assemblatrice e anche un maestoso specchio sdraiato su uno dei banchi di lavoro che aspetta di essere restaurato.

Modena e i suoi mestieri/ Cristiana e Spyros: la magia della cornice



All’interno ci lavora una coppia: sono marito e moglie, lei quattro anni e mezzo fa gli ha insegnato il mestiere. Certo lui non era nuovo ai lavori di falegnameria e la manualità non gli mancava, ma è dalla compagna che ha imparato tutto sulle cornici. «Ho studiato Conservazione dei Beni Culturali a Parma poi mi sono specializzata nel restauro di mobili e ho iniziato a lavorare in un’altra bottega qui in città – racconta la titolare di Alfa Cornici Cristiana Bergamini – qui sono arrivata una decina d’anni fa, all’inizio aiutavo una ragazza che aveva rilevato l’attività dal vecchio titolare, e quando lei ha abbandonato io e mio marito abbiamo preso in mano il laboratorio». «Io mi occupo del lato falegnameria e lei dei colori, per cui ha un occhio assoluto – evidenzia subito lui, Spyros Kostopoulos – vede tutte le sfumature, le viene naturale. Ci sono tonalità che pochissime persone riescono veramente a vedere, gli altri possono solo immaginarle o pensano di averle viste. Lei ci riesce, e quando finisce la cornice e la mette di fianco all’opera l’abbinamento diventa perfetto».

Lo avete capito: qui i colori si creano e dai tre di base – giallo, rosso e blu – nascono tutti gli altri. Lo spiega bene Cristiana: «In un colorificio ti mostrano la tabella con tutti i vari colori e una volta scelto quello desiderato, una macchina lo prepara. Ecco io qui sono quella macchina».

Quasi tutti quelli che varcano la porta del laboratorio si affidano al gusto dei due artigiani, che tengono a ogni cornice come se alla fine dovesse finire sulla parete di casa loro. Eppure molti sembrano non capire a fondo il lavoro del corniciaio, un mestiere tanto antico quanto affascinante che richiede ore e ore di minuzioso lavoro. E ancora pensano: “Cosa ci vuole a fare una cornice? Arriva l’asta, la tagli, l’assembli ed è pronta”. Non è così.

Si parte dal legno grezzo (da Alfa Cornici il preferito è quello di tiglio) e la prima cosa da fare è la scelta della sagoma. Poi c’è il taglio, l’assemblaggio, la stuccatura degli angoli, mani e mani di colore (mai meno di tre «perché deve durare per sempre») da dare: tutti passaggi che richiedono tempi di attesa da rispettare religiosamente e significano un’intera giornata di lavoro per la realizzazione di una singola cornice artigianale.

«Non sempre però ci sono le condizioni ideali, perché il legno non è perfetto – sottolinea Spyros – e poi ogni cornice è diversa, quindi il procedimento che pensi di poter seguire per una non vale per l’altra. Faccio un esempio: al supermercato trovi 40 diversi tipi di pomodoro ma non li sali tutti alla stessa maniera, su alcuni metti più sale e su altri metti anche un po’ di zucchero. La stessa cosa vale per le cornici: i tagli non sono tutti uguali, ma con la pratica impari a bilanciare il tutto. Ci sono delle volte in cui devi tagliare storto per avere la cornice dritta. C’è anche da dire - sorride - che noi siamo marito e moglie, tutti e due pignoli su cose diverse e ci stuzzichiamo moltissimo a vicenda sugli errori. Quindi la cornice la vedono quattro occhi, più volte».

Qui i clienti spaziano da giovani desiderosi di abbellire le pareti di casa a ultraottantenni e portano un po’ di tutto: da tele recuperate nelle case dei parenti a bellissime stampe di illustratori famosi, fino a opere di grandi artisti. «Di Schifano ne avremo incorniciate più di 50 – precisa l’artigiano – addirittura arrivano con le cornici originali in alluminio degli anni 70». «Ci hanno portato anche molte opere di Guerzoni, noto pittore locale – aggiunge la moglie – e tantissime di artisti giapponesi, uno fra tutti Shimamoto. Quello che mi dispiace è che a Modena non ci siano più gallerie d’arte, Mazzoli a parte. C’era ArteSì ma purtroppo ha chiuso nel 2020. Da noi vengono molto artisti a chiedere dove possono esporre, ed è un peccato non avere una galleria di riferimento in città. Non ci resta che consigliare di chiedere nei ristoranti, nei pub o nei negozi, che possono essere una vetrina. Per adesso. Poi.. Il nostro intento sarebbe quello di guadagnare uno spazio per ospitare delle mostre proprio qui, nel nostro laboratorio. Dobbiamo solo trovare il tempo per metterci all’opera». —

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