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Operazione Perseverance. Altro colpo alla ’ndrangheta emiliana C’è un piano per espandersi a Modena 

Nove arrestati tra cui l’ultimo dei Sarcone e una coppia di Soliera. Sigilli alle società che volevano aprire una sala slot in città

Francesco Dondi

Nove arresti tra cui il capo clan Giuseppe Sarcone Grande, 5 società sequestrate, sigilli a un complesso immobiliare e un nuovo piano di espansione smascherato. I carabinieri di Modena, insieme alla Squadra Mobile della polizia di Reggio, hanno assestato un altro colpo alla ’ndrangheta emiliana. Lo hanno fatto ieri mattina all’alba quando è partita un’altra operazione dopo i provvedimenti emessi dal gip di Bologna – il mirandolese Alberto Ziroldi – su richiesta del procuratore antimafia, Giuseppe Amato e del pubblico ministero Beatrice Ronchi.


gli Arresti

Sono 29 le persone indagate nell’inchiesta “Perseverance”, un nome evocativo della insistente e radicata presenza della ’ndrangheta in terra emiliana. In carcere va Giuseppe Sarcone Grande, ultimo uomo libero della famiglia Sarcone dopo che i fratelli Nicolino, Carmine e Gianluigi sono già detenuti da alcuni anni e nelle more delle indagini di Aemilia. Con lui sono stati arrestati Domenico Cordua detto “u Jumbu”, domiciliato a Parma; Giuseppe Friyio, domiciliato a Traversetolo; Salvatore Muto, 36enne di Reggio, erede della dinastia Muto; Giuseppe Caso, residente a Correggio, braccio destro della famiglia Sarcone seppur originario di Torre Annunziata. Sono stati arrestati a Soliera anche Alberto Alboresi e la moglie Genoveffa Colucciello, che con la ’ndrangheta facevano affari, provando a recuperare un presunto credito milionario e capaci anche di progettare – senza riuscirci grazie al provvidenziale intervento della polizia – di sfregiare una donna con l’acido per arrivare all’ingente patrimonio di alcuni fratelli di Bomporto, che venivano accuditi dalla badante.



A completare il quadro delle misure cautelari ci sono anche i domiciliari disposti per Maddalena Santoro, compagna di Sarcone Grande e Mauro Coriani, considerato uomo molto vicino al mondo delle scommesse e colui che tentò a più riprese di guidare gli affari di Sarcone verso l’apertura di una sala slot a Modena. Il piano saltò grazie alle norme comunali che vietano di aprire strutture analoghe a meno di 500 metri dai luoghi “sensibili”, in questo caso gli uffici di Equitalia di via Emilia Ovest.

Un anno di sospensione dall’attività di commercialista e revisore contabile per il professionista parmense, Alessandro Sicuri, individuato come il colletto bianco che curava gli interessi di Sarcone e capace di accompagnarlo nella creazione di società da intestare poi a prestanome oltre che ottenere crediti e fidejussioni bancarie. E a proposito di società, sono tre quelle con sede a Modena finite sotto sequestro: si tratta della Continental Building che ha una sede a Sassuolo e si occupa di immobiliare; la Atlantic City con sede a Modena e la nuova Atlantic City, costituita dopo che l’omonima non era andata a buon fine visto che il formale titolare non aveva ottenuto crediti bancari.

IL PROGETTO MODENA

La ’ndrangheta prova a cannibalizzare anche Modena: lo scrive chiaramente il gip Ziroldi quando evidenzia come la cosca provi ad allargare la propria influenza come del resto dimostra il progetto, poi abordito, della sala giochi in via Emilia Ovest.

Le accuse, mosse dalla Direzione distrettuale antimafia e confermate dal gip, vanno dall’associazione mafiosa, al concorso esterno fino alla tentata estorsione, al trasferimento fraudolento di valori mediante l’attribuzione fittizia della titolarità o disponibilità di denaro, beni o altre utilità, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali, ovvero di agevolare la commissione dei delitti di riciclaggio e di reimpiego di denaro, beni o utilità di provenienza illecita, anche tramite falsità ideologiche in atti pubblici commesse da pubblici ufficiali e da privati. —

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