Soliera. Il Gigante e la Bambina che volevano sfregiare una donna con l’acido

I solieresi Alberto Alboresi e la compagna Genoveffa Colucciello Miravano ai soldi di quattro anziani fratelli e la badante era un problema

senza scrupoli

Neppure le risate immediatamente successive al terremoto tra Gaetano Blasco e Antonio Valerio erano raccapriccianti quanto l’intercettazione che svela un diabolico piano operativo. Protagonisti sono Domenico Cordua, detto “u Jumbu”, Giuseppe Friyio e un terzo interlocutore. Insieme programmano di sfregiare una donna. È il dicembre 2019.


Dice Cordua: «Ragazzi c' da fare una lavorettino, se vi interessa eh (...) c' da picchiare una donna...»,

Risposta: «E che dobbiamo fare? Dobbiamo darle dei pugni?».

Cordua: «La mandate in ospedale...o le buttate un po' di acido sulla faccia».

«Dev'essere sfregiata?».

«Bravo, solo la faccia per. Le butti l’acido addosso e te ne vai».



Il blitz è stato sventato dalla squadra Mobile di Reggio che capta la conversazione e decide di entrare in azione preventivamente tanto che non sarà contestato a Cordua & C. alcun reato al riguardo. Ma se il piano fosse andato in porto si sarebbe probabilmente verificato anche una strage. Perché la donna da sfregiare è una signora di Bomporto, imparentata con quattro fratelli piuttosto facoltosi. Da un po’ di tempo si occupa di loro e c’è chi teme possa diventare l’erede dell’ingente patrimonio.



Quel qualcuno sono il 47enne Alberto Alboresi e la compagna di 55 anni, Genoveffa Colucciello. Abitano a Soliera, lei è stata anche vice direttrice in alcune filiali della Bassa modenese e conosce, per averli avuti come clienti, i quattro fratelli ormai anziani. Nonostante non operi più in paese, ha continuato ad occuparsi dei loro soldi, in maniera forse anche truffaldina sospettano gli investigatori. Nel suo piano di scalata economica si intromette la parente-badante ed è proprio lei da dover mettere fuorigioco con l’acido. Poi – diranno Alboresi e Colucciello – si penserà magari ad un incendio per far morire i fratelli.

Per realizzare il piano dell’acido, che sarebbe stato portato a termine dietro il pagamento di 10mila euro, i due si rivolgono alla ’ndrangheta. Sanno chi è Salvatore Muto, conoscono lo spessore criminale del gruppo reggiano eppure chiedono a loro un intervento decisivo. Ma la polizia è più rapida: convoca i due, li interroga e disinnesca il progetto criminale.

Ma non è l’unica volta che Alboresi e Colucciello si affidano alla criminalità organizzata. Lo fanno sempre nell’autunno 2019 quando tentano in ogni modo di portare a termine un’estorsione ai danni di un pregiudicato, molto conosciuto nel mondo delle truffe, che vive in provincia di Prato. Da lui vogliono poco meno di 3 milioni di euro. Per mettergli pressione («Questa è gente che fa paura», si galvanizzeranno i due) vogliono far partire una spedizione da Reggio. E in effetti in Toscana arrivano in due che non solo chiedono i soldi ma soprattutto mostrano all’uomo le foto dei famigliari, come a voler dire: possiamo arrivare a loro. Nel piano però si inserisce un altro soggetto di elevato spessore criminale, un altro ’ndranghetista che nulla ha a che fare con i Grande Aracri e si pone a difesa dell’estorto. Il rischio di una guerra tra cosche è più che tangibile e allora Salvatore Muto, insieme ai sodali, coinvolge Giuseppe Sarcone Grande. Scende in campo il boss a garanzia del credito. Perché nella sfida a distanza Peppe è convinto di poter primeggiare. E così invita gli interlocutori ad incontrarsi, vuole parlare con il suo pari grado della famiglia antagonista e trovare una soluzione senza che ci si faccia male. La soluzione è chiara: la vittima dovrà pagare e al massimo ci sarà una spartizione di denaro e una futura collaborazione.

Ma di mezzo, ad impedire ulteriori incontri, ci si mette la pandemia, che nega il trasferimento tra regioni, e anche la misura cautelare che la magistratura recapita proprio a Sarcone, impossibilitato ad uscire da Reggio. L’estorsione non va a buon fine, ma nessuno dei protagonisti sa che ad indagare su di loro ci sono i carabinieri di Modena per quanto riguarda Sarcone e la squadra Mobile di Reggio per Salvatore Muto. Due indagini che si compenetrano e si uniscono, un po’ anche grazie alla spregiudicatezza di Alboresi, detto “Il Gigante” e dell’ex funzionaria di banca Colucciello, conosciuta dal gruppo criminale come “La Bambina”. —

F.D.

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