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Montese. La strage delle galline, tutta colpa dei rapaci

Il Vecchio Pollaio a Montalto è un allevamento immerso nella natura: «Solo da novembre 70 uccise. Ora chiuse nei box»

Enrico Ballotti

MONTESE. Al “Vecchio Pollaio” ormai li hanno ribattezzati “compagni di viaggio”. Compagni di viaggio decisamente fastidiosi e dannosi. Un problema bello e buono. Di cosa parlano? Dei rapaci protagonisti di vere stragi ai danni di polli e galline che popolano l’attività di Montalto, località di Montese. I gestori dell’allevamento certificato biologico hanno raccontato la loro storia sui social. Hanno raccontato delle continue razzie dei rapaci e della necessità di dover chiudere i propri animali all’interno degli appositi box: «I pascoli oggi sono vuoti, gli animali sono chiusi nei box nonostante il sole, il caldo e il prato fresco primaverile. Ci piange il cuore per questa scelta, ma ormai la situazione è insostenibile, subiamo attacchi quotidiani. Tutto ciò non è solo un danno economico, ma va anche in contrapposizione con la nostra filosofia di allevamento e ha ricadute sul benessere dei nostri animali abituati a pascolare». Solo da novembre ad oggi sono andate perse, perché straziate dagli uccelli selvatici, una settantina tra galline, polli e faraone. Il problema, però, si trascina da diverso tempo e così il conto per il “Vecchio Pollaio” si è fatto decisamente importante. Si parla di un centinaio di animali all’anno, un guaio. Ovviamente i titolari si sono fatti sentire con le associazioni di categoria e con la politica. Sono arrivati anche dei rimborsi che però non hanno coperto le perdite. L’obiettivo, a questo punto, è trovare una soluzione che si sposi con la filosofia ambientalista dell’azienda di Montese.


«Non chiediamo abbattimenti o caccia indiscriminata - scrivono da Montalto - ma una maggiore attenzione a chi con passione ed enorme sacrificio segue un modello di agricoltura alternativo, sostenibile, pulito e giusto. Fondamentale è la convivenza con la fauna selvatica, per questo ci siamo impegnati fisicamente ed economicamente per trovare soluzioni che dissuadessero i rapaci a colpire il nostro allevamento, ma ciò non è stato sufficiente. Riteniamo che le associazioni venatorie, di categoria, ambientaliste, animaliste e perfino i consumatori comincino a riflettere sulle ripercussioni e i danni economici che una tutela integralista della fauna selvatica provoca sulle piccole aziende virtuose del nostro amato Appennino». —

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