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Operazione Perseverance/ «Mi volevano sfregiare lanciando dell’acido? Era meglio non saperlo Adesso sono agitata»

La donna di Bomporto che ha intralciato i piani di Alboresi e Colucciello: «Non ne sapevo nulla, quei due li ho visti a casa dei miei parenti»

MODENA La sua identità non sarà svelata perché è vittima di un disumano piano che ambiva a sfregiarle il viso con l’acido. Un progetto criminale, ordito dai mandanti Alberto Alboresi e Genoveffa Colucciello e affidato ai manovali della ’ndrangheta, che mirava ad allontanarla da alcuni ricchi parenti. Solo l’intervento provvidenziale della squadra Mobile della polizia di Reggio Emilia ha sventato l’aggressione di cui lei era rimasta all’oscuro fino a ieri.

«Me lo ha detto una mia amica stamattina quando mi ha telefonato per dirmi che ero sul giornale – ammette la signora che abita a Bomporto – Sono appena stata in edicola per leggere quello che scrivete perché sapete più voi di me. Comunque finora non sapevo nulla di quel piano organizzato dalla Susy (è così che la Colucciello era conosciuta in zona) e dal suo compagno. E forse era meglio continuare a non sapere nulla: adesso sono agitata, non tiro nessun respiro di sollievo, anzi mi è caduto il mondo addosso quando ho letto dell’acido».


Si guarda indietro, cerca di individuare i motivi per cui l’avrebbero dovuta sfregiare. Non armeggiava soldi, non era nelle sue prerogative e soprattutto non si considera neppure come l’erede naturale dei facoltosi parenti. «Facoltosi forse una volta – ci tiene a precisare – nel tempo mi pare di aver capito che alcune operazioni fatte dalla Susy non siano tornate indietro. Ci tengo però a dire che non sono la badante, ogni tanto mi occupo dei miei parenti come farebbe chiunque e sinceramente non ho mai pensato che la mia posizione fosse d’intralcio al piano ereditario di quei due là».

Colucciello e Alboresi, infatti, miravano ad allontanare ogni rivale. La “Bambina” conosceva bene quei fratelli. Nel suo incarico di funzionario di banca – ne ha cambiate diverse tra la Bassa e la cintura di Modena e tutte sono estranee ai fatti – si occupava della gestione delle loro economie. «L’avrò vista in casa almeno due-tre volte – ricorda la donna – Non so se avesse una delega per operare ma comunque anche quando era andata via dalla banca del paese aveva comunque continuato a farsi vedere. Poi non so come si comportasse, figurarsi che quando la polizia mi chiese della documentazione qui non trovammo nulla eppure avevamo aperto tutti i cassetti e i fascicoli».

La Mobile, infatti, fece saltare il piano dell’acido uscendo allo scoperto con un trucco: c’era infatti in corso un’indagine su alcune società cartiera e venne chiesto alla donna, così come a Alboresi e Colucciello, di rendere conto di alcuni movimenti bancari riconducibili agli anziani fratelli, essendo loro tre coloro che più di tutti se ne occupavano. Ma se la vittima poco e nulla aggiunse, la coppia di Soliera rimase intimorita da quell’attenzione tanto da comunicare alla ’ndrangheta l’intenzione di interrompere il progetto di sfregio.

Ora anche i fratelli sono rimasti sbalorditi: «Lei faceva tutto per loro, aveva in mano le redini economiche – racconta la parente – Si sono sempre fidati e dopo aver saputo di questa storia sono caduti dalle nuvole».

L’incredulità regna sovrana a Bomporto ma a pensarci bene qualche leggero, marginale sospetto riemerge con il senno di poi. «Non ho mai avuto scontri con Susy e Alboresi, sinceramente non ho neppure pensato fossero invidiosi di me, ma adesso mi è tornato in mente una vicenda a cui do un peso diverso, conoscendo i retroscena. Quando lei non era più funzionaria nella banca locale esplose la vicenda dei diamanti e la filiale chiamò i miei parenti per alcuni provvedimenti di natura burocratica. Lei si arrabbiò molto, diceva che spettava a lei seguire quegli aspetti ma io le dissi che c’era di mezzo un avvocato e che quindi era giusto farsi seguire sul fronte legale. Tutto si concluse lì, ma arrivare a pensare che adesso mi potrei trovare con il viso sfregiato e magari senza più la vista per colpa di quei due, beh...».

Tutta una questione di soldi, quelli che – si sussurra a denti stretti – Alboresi e Colucciello hanno intascato grazie a quei quattro, onesti fratelli di Bomporto. —

F.D.

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