L'ostetrica che ha fatto nascere la "bimba sprint" «Farla nascere lì, una gioia indescrivibile»

Linda ha capito che la piccola non aspettava più e ha fermato il mezzo. Per lei un avventuroso ritorno al parto dopo tre anni

A seguire passo dopo passo, a tranquillizzare prima e a far nascere poi la bimba ieri mattina in ambulanza (assieme all’infermiere e al medico del Ps) è stata Linda Manni, ostetrica dal 2001 e in servizio all’ospedale di Pavullo dal 2008. Ha quindi vissuto nove anni di Punto nascita attivo e ieri per la prima volta dopo tre anni di stop si è ritrovata l’emozione di far nascere una creatura nelle circostanze più difficili: a bordo di un’ambulanza. È stata la prima volta in un contesto così, ed è andata più che bene.



Com’è stato il viaggio?

«Di una certa intensità, anche dal punto di vista emotivo, per tutti. Ma siamo riusciti a creare a bordo dell’ambulanza un perfetto clima di équipe che credo sia stato importante per la mamma. Dopo la chiusura del Punto nascita, il personale ostetrico e quello del Pronto soccorso sono stati impegnati in diverse simulazioni che ipotizzavano l’arrivo di una gravida in condizioni di parto imminente. E sono servite a creare quel clima di collaborazione che durante questa emergenza ha fatto sì tutti sapessero perfettamente cosa fare e come operare senza neanche bisogno di chiedere: non è una cosa scontata questa».



Però la decisione di fermare l’ambulanza a 100 metri dal Policlinico è stata sua...

«Sì, ho visto la testina della bimba avanzare e a quel punto ho capito che non c’erano le condizioni per aspettare, anche se eravamo ormai vicinissimi all’ospedale. Sono contenta di poter dire che è stata la valutazione giusta: la bimba non aspettava più».


Era convinta di arrivarci all’ospedale?

«Sì, credevo e speravo di sì. La mamma all’inizio si era abbastanza tranquillizzata, proprio perché eravamo riusciti a creare un clima non di paura e agitazione. Tanto che le contrazioni avevano subito un sensibile rallentamento. Devo dire che la mamma è stata molto collaborante, e ha seguito tutte le indicazioni, a partire da quelle che le davo sulla respirazione. Nello scenario ristretto di un’ambulanza bisogna usare gli strumenti che ci sono, e quello era il primo su cui fare leva. Poi quando siamo arrivati giù, le contrazioni sono diventate più frequenti e inarrestabili».

Com’è stato il momento della nascita?

«Ho dedicato la mia vita a questo, e potete capire. Ancor più bello dopo tre anni senza nascite e in una circostanza emergenziale come quella: ringrazio ancora infermiere, medico e volontari per il supporto. La bimba è venuta alla luce in un attimo e ha pianto subito, come deve essere. L’abbiamo asciugata, coperta e messa subito sul petto della mamma. Al bimbo non interessa dove nasce, se in ospedale, a casa o in ambulanza: per lui l’importante è avere subito il contatto con la mamma, è quello il posto più sicuro».

E poi?

«Poi abbiamo ripreso il viaggio e siamo entrati in ospedale, dove in sala parto c’erano già pronti anche il pediatra e il neonatologo per intervenire. Sono rimasti un po’ sorpresi quando hanno visto che la bimba c’era già, e l’hanno subito presa in carico sottolineando la sua ottima condizione, anche di temperatura. Quando si nasce all’esterno, la prima cosa a cui stare attenti è che non si prenda freddo, ma la piccola è riuscita a rimanere al caldo coperta dal telino isotermico presente sull’ambulanza, bene equipaggiata».

Come vi siete lasciati con la mamma?

«Siamo rimasti d’accordo che ci sentiremo quando tornerà a casa. Sono sicura che sarà presto, perché tutto ha funzionato come doveva nell’emergenza. Sarà bello ricordare, in tranquillità, un’esperienza indimenticabile per tutti». —

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