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Da Castelfranco a Formigine Quando vince la legalità

Oltre 30 abitazioni e società tolte alle mafie che potrebbero andare ai Comuni Due esempi virtuosi già attivi: alloggi per la Finanza e rifugio per donne in crisi

MODENA. Modena, Formigine, Maranello, Castelfranco, Nonantola. L’intera provincia è costellata da beni confiscati. Che si tratti di beni immobili o beni aziendali, tracciando una mappa a partire dai dati ricavati dal sito Open Regio dell’Agenzia Nazionale per l’amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, è possibile ricostruire quelli che erano i presidi della malavita organizzata. Luoghi attraverso cui esercitava il proprio potere, o che usava per incontrarsi e organizzare affari illeciti.



Per alcuni di questi beni, già assegnati ai Comuni, la strada è segnata e sono già partiti o sono in completamento percorsi di riutilizzo che ne riscriveranno la storia. Volendo fare una ricostruzione a partire dalla città più grande, a Modena ci sono quattro immobili, tra cui un appartamento in via Sant’Agostino che il Comune vorrebbe subito avere per utilizzarlo. Sempre a Modena, sono quattro le aziende. Tra queste, una in via Serafini, che risulta inserita in un procedimento del tribunale di Lecce, più complessi societari sotto la gestione del tribunale di Taranto in via Delle Suore e in via Emilia Est. Le aziende in gestione sono quattro, impegnate in diversi settori: una di costruzione, una commerciale, una legata ai servizi pubblici e una quota del due per cento.



Sul sito Open Regio nella sezione dedicata alle aziende confiscate e destinate in provincia, risulta essercene una a Magreta, in via Don Orione: si tratta di una società cooperativa di trasporti, magazzinaggio e comunicazioni. Sul territorio formiginese, poi, ci sono altri due immobili confiscati ai Pelaggi. Si tratta di due mini-appartamenti, da 60 metri quadrati l’uno. «Nel 2016 – dice il sindaco di Formigine Maria Costi – abbiamo avviato le pratiche per richiedere l’assegnazione all’Agenzia Nazionale dei Beni confiscati».



Nel 2018, l’assegnazione, poi un finanziamento regionale di circa 50mila euro. «Un appartamento – spiega Costi – è stato destinato ai servizi sociali per le famiglie in fragilità economica». L’altro, viene utilizzato per le emergenze inviate dal Centro antiviolenza distrettuale: quando c’è una donna che ha necessità di essere rapidamente allontanata dal contesto domestico viene indirizzata lì.

Un altro esempio virtuoso è quello di Castelfranco, dove la palazzina di via Agnini disposta su tre livelli confiscata ad Epaminonda Noviello dopo un’operazione del 2013 contro il clan dei Casalesi, accoglie personale della Guardia di Finanza. In cassazione, per Noviello, considerato uno dei referenti del clan dei Casalesi del modenese, l’accusa dell’aggravante mafiosa è caduta, ma il patrimonio dei Noviello è stato riconsegnato allo Stato. L’assegnazione del bene alla Finanza ha naturalmente un importante valore simbolico e vuole mandare un messaggio: è necessario, sempre, tenere monitorato il territorio.

A Nonantola c’è un bene su via Natale Bruni, che apparteneva alla famiglia Perrone del clan dei Casalesi; un altro si trova in località Casette. Non ancora affidato, su questo il Comune ha eseguito alcuni interventi di bonifica anche dopo l’alluvione.

Infine a Fogliano, in via Fondo Val Grizzaga, si trova una villa confiscata ai Pelaggi nell’ambito dell’operazione “Point Break”, condotta dal Nucleo investigativo dei Carabinieri di Modena. Lì, il Comune di Maranello, grazie a un finanziamento regionale, sta per realizzare un progetto utile ad offrire un’occasione di riscatto a donne in condizioni di fragilità. —

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