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Maranello e i beni confiscati riutilizzati: «Basta pensare all’immagine Ora serve prendere coscienza»

Mariaelena Mililli: «Talvolta si teme di fare cattiva pubblicità al territorio Credo che mostrare di avere riutilizzato un bene sia invece un valore» 

l’intervista

Mariaelena Mililli è vicesindaco a Maranello con delega alla Legalità. E proprio nel territorio maranellese, a Fogliano, in una villa confiscata ai fratelli Pelaggi, sta per nascere un progetto co-finanziato dalla Regione per l’inserimento lavorativo di donne in condizioni di fragilità. Mililli è anche coordinatrice regionale di Avviso Pubblico, la rete nazionale che unisce gli enti locali che si batte per l’affermazione della legalità.



Mililli, cosa significa fare parte della rete di Avviso Pubblico?

«L’associazione offre strumenti alle amministrazioni locali, attraverso attività di formazione, e mettendo a disposizione una sorta di banca dati delle “buone pratiche”. Ad esempio, sui beni confiscati, che sono una novità, possono esserci professionisti che se ne sono già occupati e che possono darti una mano in quello che è un iter complesso».



Parliamo allora di beni confiscati. In Emilia, su 38 Comuni destinatari di beni immobili confiscati, solo 19 hanno pubblicato l’elenco sul sito. Perché? Mancanza di competenze?

«I Comuni hanno obblighi normativi sulla trasparenza, mi risulta difficile dire che sia per mancanza di competenza. Non so se la scelta delle amministrazioni di non pubblicare questi dati sia dovuto alla paura che il proprio territorio perda di attrattività. Prendiamo un posto a caso, Brescello. Un imprenditore, vedendo che su quel territorio c’è un determinato numero di beni confiscati potrebbe dire “insedio qui la mia attività o forse è meglio che mi allontani per evitare di essere coinvolto in un contesto economico corrotto”?»



Perché invece, secondo lei, è importante rendere pubblici questi dati?

«Dire che sul territorio c’è stato questo fenomeno, lo abbiamo individuato, sono state emesse delle sentenze, il bene è confiscato e lo abbiamo riutilizzato valorizza ancora di più il tessuto economico e produttivo. Significa dire che qui si può stare tranquilli, la mafia non passa. E poi sarebbe un po’ un “segreto di Pulcinella”. In generale, pubblicare queste informazioni, dà la possibilità di monitorare il fenomeno, perché dove c’è un bene confiscato significa che c’era un presidio della malavita». —

S.P.

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