Mirandola. Un altro agguato contro le auto dell’Ausl. I retroscena del rogo

Dopo i danni e un vetro rotto 14 giorni fa, l’altra sera hanno incendiato una Panda delle Neuropsichiatria infantile

Francesco Dondi

mirandola. Un incendio ha distrutto la Fiat Panda utilizzata dal personale delle Neuropsichiatria Infantile in servizio nel distretto di Mirandola. Il rogo è avvenuto venerdì sera, poco dopo le 20, quando la vettura era ormai posteggiata da diverse ore insieme ad alcune altre in dotazione agli operatori sanitari della Bassa. Le fiamme si sono sprigionate in via Giovanni XXIII, nell’ampio spiazzo alle spalle della palazzina che ospita gli ambulatori, gli uffici e la farmacia dell’ospedale. Dai primi riscontri prende quota il sospetto di un attacco doloso, programmato e volutamente indirizzato verso le auto del servizio Psichiatrico.


C’è infatti un inquietante precedente che ha da subito attirato l’attenzione dei carabinieri di Mirandola e della Compagnia di Carpi, intervenuti per un primo sopralluogo nell’immediatezza dell’incendio. Due settimane fa, sempre di venerdì e sempre di sera, un’altra auto lasciata nel parcheggio era stata presa di mira, riportando diversi danneggiamenti tra cui un vetro rotto. Non può quindi essere considerata una coincidenza quanto avvenuto due giorni fa. Ora toccherà agli inquirenti – anche ieri mattina c’è stato un sopralluogo dell’Arma che ha provveduto a parlare con alcuni addetti – tentare di capire se vi sia un disegno criminoso unico dietro i due attacchi. Ma il lavoro dei carabinieri parte in salita visto che il parcheggio non è monitorato da telecamere pubbliche nonostante l’area dell’ospedale vada considerata come luogo particolarmente sensibile, soprattutto nell’ultimo periodo. A tal riguardo non trova riscontri l’ipotesi di un gesto contro il sistema sanitario impegnato nel fronteggiare la pandemia; detto in altri termini: i carabinieri non credono che l’incendio e il danneggiamento si possano inserire in un quadro di contrastato e ripicca verso gli operatori del Covid.

Sul fatto che l’incendio sia doloso ci sono comunque pochi dubbi. La Panda, è stato accertato dall’analisi dei tabulati di viaggio, era ferma dalla tarda mattinata di venerdì e quindi l’idea che sia stato un cortocircuito ad innescare le fiamme è piuttosto suggestiva. Un aiuto alle indagini potrebbe invece arrivare da qualche telecamera privata e soprattutto dall’ascolto del personale dell’Ausl. Se l’altra sera è toccato ad un mezzo della Neuropsichiatria Infantile, 14 giorni fa la vettura danneggiata risultava in uso agli operatori del Centro di Salute mentale. Ed è in questo contesto, verificando caso per caso, studiando le cartelle cliniche ed eventualmente qualche diniego mal digerito da familiari e pazienti su qualche terapia o forme economiche di sostegno, che potrebbe annidarsi la soluzione ad un accanimento che i carabinieri non hanno intenzione di ridimensionare.

L’Ausl si è messa subito a disposizione e il direttore del distretto di Mirandola, il dottor Angelo Vezzosi, sta seguendo l’indagine. Nel frattempo si attende una relazione dei vigili del fuoco di San Felice, intervenuti a circoscrivere le fiamme, per capire se sia stato trovato un innesco utile a certificare il dolo. —

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