Contenuto riservato agli abbonati

Ravarino. Capanno a fuoco: muoiono soffocati sette cani. Ipotesi di dolo

Incendio all’alba che si estende anche al box degli animali Accertamenti dei carabinieri su un rogo pieno di interrogativi

Ravarino. Un rogo ancora senza un perché e con sette vittime. Ieri mattina sette cani sono infatti stati trovati morti in un capanno di una casa colonica andata a fuoco in via Argini 711. Le fiamme sono divampate verso le 6 dall’edificio disabitato al di fuori del centro abitato. All’interno della casa colonica, che risulta di proprietà di un uomo di Parma ma affidata in gestione ad un conduttore del posto, si trovavano sette esemplari di cani da caccia, appartenenti a diversi cacciatori.

Gli animali non sono sopravvissuti al rogo, che ha investito masserie, teli di nylon e cataste di legno.


È stato un cittadino ravarinese, Roberto Piccinini, a dare l’allarme. Stava transitando ieri mattina in via Argini per andare al lavoro di buon’ora quando ha notato l’incendio. «Ho chiamato i vigili del fuoco alle 6,11 – precisa Piccinini – dopo aver visto del fumo nero alzarsi in quella direzione».

Nell’arco di venti minuti dalla richiesta di soccorso, i vigili del fuoco di San Felice erano già sul posto. I pompieri hanno lottato per quasi due ore contro le fiamme, riuscendo a domarle definitivamente verso le 8,30. Nel frattempo, i carabinieri di Modena e di Ravarino hanno aperto le indagini e raccolto elementi utili per ricostruire l’accaduto. Secondo una prima ricostruzione, al servizio del capanno non emerge la presenza di un impianto elettrico. Non si può escludere dunque al momento la pista dolosa, anzi. I proprietari dei cani hanno comunque già fatto denuncia in caserma contro ignoti.

Il forte odore di fumo resisteva nell’aria anche dopo l’avvenuto spegnimento delle fiamme. Resti anneriti della struttura rimanevano riversi in più parti dell’area. Tra detriti e mattonelle, legno bruciato e laterizi scuriti dalla fuliggine si notavano segni legati alle vittime del rogo. Quelle ciotole che fino a venerdì servivano a sfamare e dissetare i cani da caccia e che si trovavano ammassate in mezzo ai resti dell’incendio. «Sapevo degli animali e mi dispiace veramente tanto – si rammarica Piccinini – Ho visto la fiamma nera alzarsi verso al cielo e degli scoppi dei secchi ribaltati. Non ho visto nessuno e ho avvertito immediatamente tramite telefono i pompieri».

Il rammarico diventa dolore nel ricordo di coloro che erano legati agli animali. Secondo quanto emerso, lo stabile andato a fuoco era condiviso da tre cacciatori che avevano allestito il deposito per i loro cani. E tra i sospetti degli investigatori c’è anche il possibile disturbo cagionato dagli animali magari con il loro latrare, così come non è esclusa la presenza di qualche senzatetto che ha acceso un braciere per scaldarsi e dal quale potrebbe essere partita la scintilla letale. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA