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Modena. Angol d’amig, vini pregiati amicizia e vera solidarietà

A Vaciglio l’azienda di Lanzotti che fa lavorare i ragazzi della Lanterna di Diogene

MODENA È nel nome dell'azienda "Angol d'amig", traduzione dal dialetto modenese "Angolo di amici", tutta la filosofia di Marco Lanzotti, 37 anni, dal 2013 vitivinicoltore.

È l' Angolo di amici perchè per Marco Lanzotti il vino è stare bene insieme, è convivialità, è amicizia. «In tutto quello che facciamo in azienda teniamo ben presente il fattore umano – racconta lo stesso Marco Lanzotti – sia nei campi, che in cantina e mi fa sempre piacere quando le persone vengono a visitare la campagna, il vigneto e a degustare il vino».


Tutto è iniziato qualche anno fa prendendo in affitto proprio un "angolo" di vigneto nell'azienda agricola San Polo di Castelvetro.

«Angol d'amig non è un'azienda di famiglia – continua Marco – sono laureato in Scienza della formazione e ho lavorato per 5 anni all'Osteria Stallo del Pomodoro in centro a Modena. L'oste, Nunzio Toselli, faceva visite nelle cantine alla ricerca di vini nuovi e buoni. Io lo seguivo, mi sono incuriosito e mi sono appassionato alla cultura del vino. Così ho preso in affitto il mio primo appezzamento presso l'azienda San Polo e ho realizzato le prime 2mila bottiglie. Il vino era buono, mi sono trovato bene, ho visto che riuscivo a crescere, a trovare il mio spazio e ho iniziato con una realtà mia». È nata l'azienda agricola “Angol d'amig”, sei ettari di terreno con cantina in affitto in Strada Vaciglio Sud 1085 a Vaciglio.

«Quando lavoravo in Osteria e con Nunzio andavamo in giro a cercare cibi e vini – ha aggiunto – ho capito che era possibile fare ristorazione di altissimo livello, tenendo ben presente nell'attività il fattore umano e l'aspetto sociale». È in questo contesto che è nata la collaborazione con "La Lanterna di Diogene", la cooperativa sociale di Solara di Bomporto, dove lavorano ragazzi con sindrome di Down, psicosi, paralisi, con autismo. Ed è quindi sempre "Angol d'amig", appunto, quando i ragazzi della Lanterna di Diogene lavorano nei campi e nel vigneto di Vaciglio, perchè, dice lo stesso Marco «i ragazzi donano emozioni incredibili». Nel vigneto ci sono vitigni aucoctoni. «I vini che produciamo, sia rossi: Lambrusco Salamino, Sorbara e Grasparossa, sia bianchi: il Pignoletto e Trebbiano di Modena sono rifermentati in bottiglia».

E i vini hanno anche nomi particolari. C'è ad esempio, un Trebbiano denominato "Qui e ora", che acquisisce nella sua genesi la dimensione mentale in cui vivono i bambini, quella di vivere il momento senza preoccuparsi troppo del passato e del futuro. C'è il Lambrusco di Sorbara che a L'Angol d'amig ha un nome curioso, La Banda. Il motivo è presto detto: «Il primo anno in cui lo abbiamo fatto – spiega Marco – non tutti i ragazzi della Lanterna di Diogene se la sentivano di lavorare in vigna e allora, mente alcuni facevano le operazioni di raccolta, altri con un musicista soprannominato Gialla, hanno suonato nel vigneto con tamburi e altri strumenti. Una vera banda che ha dato il nome al vino».

Con la Lanterna di Diogene, ognuno per la propria parte, viene prodotto anche l'aceto balsamico tradizionale. Per ora il vino prodotto è poche migliaia di bottiglie, quest'anno saranno 20mila, ma quasi tutte, tranne una piccola parte che fornisce alcune osterie e ristoranti del territorio, viene venduto all'estero. In questo periodo di pandemia con i ristoranti chiusi, l'esportazione ha aiutato la vendita: «Devo ringraziare i locali che in questi anni ci hanno promosso e aiutato a crescere: lo Stallo del Pomodoro, la Franceschetta, l'Entrà e La Lanterna di Diogene».

Angol d'amig fa vendita diretta dei propri vini anche presso l'azienda. «Ci conoscono più fuori dei confini nazionali che sul nostro territorio – aggiunge Lanzotti – facciamo una piccola produzione, ma viene esportata in 15 diversi Paesi, fino in Giappone. Ma non è tutto perchè Marco Lanzotti ha anche un sogno: «Vorrei arrivare ad avere un organismo agricolo multifunzionale, a circuito chiuso, vorrebbe dire che in azienda si può produrre tutto quello di cui si ha bisogno per vivere; insomma, un podere emiliano classico, come era strutturato una volta con frutta, verdura e animali».—