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L'inchiesta / Così Modena diventerà la Covidfree valley. Il Biomedicale locomotiva per tutti i settori 

Nella Bassa i prodotti salvavita per gli ospedali, ma adesso l’industria ceramica si è inventata le piastrelle ammazza virus

MODENA Un anno che sembra una eternità. Un anno che sembra ieri. Entrati nel tunnel ci dobbiamo ancora uscire. «La differenza rispetto dodici mesi fa? Allora ci è arrivato addosso un Tir ed eravamo impreparati. Adesso lo siamo, stiamo gestendo l’emergenza ma il Tir continua a scorrazzare sulle strade a una velocità tale da fare ancora morti. Con tante incognite davanti.

Abbiamo il vaccino, fondamentale, ma avranno comunque una durata limitata. Ci sono varianti contro cui potremmo scontrarci e non trovare risposte immediate. Sento parlare di terza ondata... ma perché la seconda dell’autunno è mai finita? Personalmente credo che dovremo convivere e gestire l’emergenza anche con una vaccinazione che corre, fino al 2022...», dice Maurizio Borsari, fondatore della Dimar, l’azienda del Distretto Biomedicale che produce i caschi non invasivi per la respirazione polmonare e che in un anno è passata da 21 a 45 dipendenti, straraddoppiando i ricavi. Da quattro a ben oltre gli otto. Tanto che in questi giorni l’azienda raddoppierà anche la superficie produttiva. Una voce competente, tra le tante di un Distretto polo di eccellenze nella corsa a salvare vite.



Lo facevano anche prima del Covid a Mirandola, Health Valley numero uno in Europa, ma senza avere i riflettori puntati addosso. E senza esser chiamati una domenica mattina (era il 23 febbraio 2020) dall’ospedale di Lodi per avere mascherine per trattare pazienti in emergenza polmonare che ammassavano il Ps. La mattina la telefonata; Dimar che richiama al lavoro tutti i venti addetti, e il giorno dopo mascherine già a Lodi. Senza saperlo Mirandola certificava il primo vero focolaio di Covid nella penisola.

In dodici mesi l’evoluzione del fatturato del Distretto è stato proporzionale a quello degli addetti: passati da 5mila a 5500 persone impegnate su tre turni, quasi sempre, sette giorni su sette. Una produttività cresciuta del 30%, contro un incremento medio annuo precedente del 5-6%. E con buona parte delle 98 aziende (di cui otto multinazionali) sparse nel quadrilatero Mirandola, Cavezzo, Medolla, San Felice che corrono nei ricavi, con crescite in alcuni casi ben oltre le due cifre.



Solo che dodici mesi dopo il Biomedicale è mutato. Come il virus. Trainando e “contagiando” gli altri Distretti e le altre eccellenze Modenesi. Pensiamo alla produzione di materiali anti-virali (filtri, pellicole, vernici a nanotecnologie, tessuti repellenti, ceramiche,) che vengono sfornati dalle industrie del Distretto ceramico sassolese, Ma pensiamo anche ai sistemi di ventilazione ad abbattimento della carica virale per le scuole, ai quelli di condizionamento delle automobili ad alto abbattimento virale. Ai sistemi di ricambio aria e azzeramento batteri e virus per gli uffici (Beghelli). C’è tutto un mondo che ha dovuto ripensare i propri prodotti o è nato a cavallo della Via Emilia e che si è messo in scia al Distretto Biomedicale. E utilizza una risorsa importante e tecnologicamente avanzata come è il Tecnopolo di Mirandola capace di analizzare e certificare i materiali come pochi altri. Tante aziende, dalle multinazionali del Biomedicale ai giganti della Ceramica arrivando all’industria della Moda e passando per il tessuto delle piccole e medie imprese che però camminano, inventano, investono, rischiano, crescono in ordine sparso.

Ed è qui il tesoro da non disperdere un anno dopo il Covid ma sempre con il virus tra noi. Fare sistema, connettere tutte queste eccellenze provinciali, dare loro un riferimento. Un faro che coordini. Apra porte, canali e occasioni per crescere. Un network per fare del Modenese la Covidfree Valley. Un nome che gli imprenditori indicano in coro? «La Regione». —