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Modena. Lo sciopero della didattica a distanza In 500 in piazza Grande: «Tutti a scuola»

Soprattutto ragazzi e genitori hanno partecipato alla manifestazione di Cobas e associazioni: «Siamo maltrattati»

«A me spesso alla sera sale una tristezza terribile e non mi resta che piangere», afferma con coraggio Asia Roncarati, che, insieme ad alcuni suoi compagni di classe del liceo Formiggini di Sassuolo, ieri mattina hanno spento il pc per aderire allo “sciopero Dad” e hanno raggiunto piazza Grande a Modena dove è andata in scena la manifestazione nazionale indetta dai Cobas, alla quale si è unita la mobilitazione organizzata dal comitato Priorità alla scuola, scesa ieri in 60 piazze d'Italia.

Modena, in 500 in piazza per il ritorno a scuola



Massiccia la partecipazione che ha visto all'ombra della Ghirlandina circa 500 persone tra cui molti ragazzi e bambini accompagnati dai loro genitori. Tutti per chiedere a gran voce l'immediata riapertura delle scuole di qualsiasi ordine e grado seppur con le adeguate misure di sicurezza, anche alla luce dell' improvvisa sentenza del Tar del Lazio di ieri pomeriggio che prescrive un riesame delle misure che hanno determinato lo stop delle scuole contenute nel Dpcm attuale, visti i rilievi svolti e gli studi scientifici citati che non ne giustificherebbero la chiusura. «La cosa che più ci fa arrabbiare- dicono i ragazzi del liceo Formiggini di Sassuolo- è che dopo un anno nulla è cambiato, siamo in perenne didattica a distanza, abbiamo frequentato in presenza per soli due mesi scarsi, andando a scuola al 50% e poi sempre a casa.

Quello che ci disorienta e che ci fa cadere in depressione sono le domande che costantemente ci poniamo ogni giorno: “Ma davvero non si trovano soluzioni? Ma come è possibile che in giro vediamo tantissime persone che lavorano negli uffici, nelle fabbriche, che fanno la spesa nei centri commerciali e noi non possiamo andare a scuola e se al pomeriggio per caso ci troviamo al parco rischiamo di venire ripresi pesantemente se non addirittura multati dalle forze dell’ordine?” A questo punto - aggiungono- ci sentiamo presi in giro dalla politica e dalle istituzioni che non capiscono che stiamo male, ci condannando all’ignoranza e ci rubano il futuro!».



Ma dal comitato fanno sapere che soprattutto ieri erano in piazza per chiedere una riprogettazione immediata della scuola. L’investimento di fondo del Recovery Fund, l’abolizione delle classi pollaio, l’investimento fin da subito nell’edilizia scolastica così come l’assunzione di nuovo personale scolastico e il potenziamento dei mezzi di trasporto, sono i temi che da mesi vengono portati in piazza. «Ma nonostante le continue proteste, quello che possiamo constatare dalle attuali parole del ministro Bianchi è una scuola senza una progettualità concreta per il futuro – sottolinea Silvia Boschi, mamma di due bambini che frequentano il Comprensivo 6 di Modena- benché possa capire che la riapertura dopo la variante inglese sia controversa, io e i miei figli oggi abbiamo scioperato perché comunque va messa la lente di ingrandimento sulla scuola pubblica, già maltrattata prima della pandemia. Inoltre ciò che fa male è avere constatato che in un anno non si sono cercate soluzioni alternative alla Dad, per esempio investendo in progetti di didattica all'aria aperta come hanno fatto in altri Paesi europei o utilizzando spazi supplementari in città per ridurre il numero dei bambini nelle classi».



In piazza anche tanti ragazzi delle scuole medie Ferraris e studenti universitari che denunciano i gravi limiti dell’apprendimento a distanza e degli esami solo on line. E non sono mancati nemmeno i soliti negazionisti no-mask, allontananti dalle forze dell’ordine, dai quali gli organizzatori della manifestazione hanno preso le distanze.

Infine anche tanti nonni come Roberto Corradi che per avallare la tesi della riapertura delle scuole ha portato in piazza una foto di classe, ricordo della sua famiglia. «Guardate- ha fatto notare - ad andare a scuola non si è rinunciato nemmeno in tempo di guerra». —

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