Mirandola. Censimento Fai: Portovecchio è il luogo del cuore più votato

l Censimento dei Luoghi del Cuore Fai 2020 vede Portovecchio con 3.020 voti al primo posto in provincia di Modena, al quinto a livello regionale e al 139esimo a livello nazionale, dove ha gareggiato con oltre 39mila luoghi situati in 6.504 comuni d’Italia. L’elevato numero dei voti testimonia una forte attenzione verso questa importante emergenza storico-architettonica del territorio mirandolese collocata nel cuore verde delle Valli Mirandolesi.

MIRANDOLA Il Censimento dei Luoghi del Cuore Fai 2020 vede Portovecchio con 3.020 voti al primo posto in provincia di Modena, al quinto a livello regionale e al 139esimo a livello nazionale, dove ha gareggiato con oltre 39mila luoghi situati in 6.504 comuni d’Italia. L’elevato numero dei voti testimonia una forte attenzione verso questa importante emergenza storico-architettonica del territorio mirandolese collocata nel cuore verde delle Valli Mirandolesi.


«Il Comitato Salviamo Portovecchio esprime grande soddisfazione per il risultato ottenuto, grazie al lavoro di sensibilizzazione di volontari, cittadini e associazioni – commenta Anna Greco, referente del Comitato Salviamo Portovecchio di San Martino Spino di Mirandola - È stato un vero e proprio atto d’amore dedicato a un luogo che vogliamo salvare da degrado e abbandono». In un anno difficilissimo, i volontari sono riusciti ad ottenere un risultato che dà loro la forza di chiedere interventi che possano salvaguardare questo importante sito della storia locale e nazionale e stimolare energie, idee, competenze per immaginare un futuro per Portovecchio, utile per la collettività e il territorio.

“Villa Pico di Portovecchio ed ex deposito di allevamento cavalli”, secondo la definizione che ne ha fatto il Ministero dei Beni Culturali, meglio conosciuto come Tenuta di Portovecchio, con la foresteria, il magazzino cereali, le tettoie e gli edifici di servizio, racconta una storia ultrasecolare dei territori della Bassa Modenese conosciuti come le Valli Mirandolesi. «Già dal Quattrocento ad opera dei Pico in questa zona ricca di aree paludose e vaste praterie veniva praticata una fiorente attività di allevamento di cavalli con importanti ricadute economiche e sociali, in quanto le razze allevate erano molto ambite e ricercate – spiega Greco - La presenza di Portovecchio è testimoniata nella documentazione cartografica disponibile, assieme alla presenza di vasti boschi e praterie.

I passaggi successivi di proprietà dai Pico agli Estensi ai Menafoglio sino allo Stato italiano hanno visto via via mantenere e sviluppare l’attività di allevamento. Risale all’epoca estense, nel 1824 per la precisione, il progetto di realizzazione del Barchessone Vecchio, cui seguirono altri originali edifici a pianta poligonale funzionali al ricovero dei cavalli. Dopo l’Unità d’Italia, venne istituito il V^ Centro di Allevamento Quadrupedi dell’Esercito, occupava quasi 700 ettari di terreno e rimase in attività fino al 1954, quando si trasformò in un Centro Logistico Militare».


L’originalità delle Valli Mirandolesi è quella di essere un unicum paesaggistico, storico, architettonico in una zona caratterizzata da spazi immensi. In una delle aree del paese più antropizzate, la Pianura Padana, esistono aree come questa rimaste tutto sommato ancora abbastanza integre, con caratteristiche ambientali e di interesse naturalistico di estremo interesse. Come si legge sul sito realizzato dal Comitato www.palazzoportovecchio.it, nel corso del tempo la fruizione di Portovecchio è mutata, adeguandosi alle esigenze dell’attività militare. «Nei primi decenni del Novecento ha avuto indubbiamente il suo sviluppo più rilevante – prosegue Greco - Il Centro offriva lavoro a centinaia di persone, segnando in maniera significativa il tessuto economico e sociale in particolare di San Martino Spino».

Il Comitato si compone di associazioni e cittadini che nel 2020 hanno condiviso l’obiettivo di partecipare al Censimento per fare intervenire gli organi preposti affinché il Palazzo di Portovecchio e gli edifici di maggiore pregio, chiusi dal sisma del 2012, vengano salvaguardati. Singoli cittadini e associazioni sanmartinesi, con il prezioso apporto di Daniela Vergnani, La Nostra Mirandola e del Gruppo Fai Bassa Modenese hanno consentito di mettere in moto tante energie.


«Il volontariato culturale è un laboratorio di azioni civiche concrete. Il sogno nel cassetto su Portovecchio è la speranza che la salvaguardia di questo luogo possa coincidere con la ripresa di attività al suo interno con un ruolo di volano economico per il territorio, come è stato, seppure a periodi alterni, nei secoli – conclude Greco - La società che ci troveremo di fronte dopo il Covid sarà cambiata in tanti aspetti: nuove modalità e nuove forme di lavoro potrebbero essere una delle chiavi di volta per rigenerare territori decentrati come il nostro. Attività di servizio, centri di ricerca, spazi di coworking e tanto altro stanno venendo avanti, e Mirandola nelle sue attività principali come il biomedicale, meccanica e agricoltura, potrebbe offrire parecchie potenzialità». —