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Bassa Modenese Ricostruzione agli sgoccioli: restano 9 comuni e tutto sarà finito

Nelle opere del dopo-sisma rimangono le grandi opere pubbliche e i progetti storici Bonaccini: «Siamo ormai al 90 per cento del lavoro»

FINALE. Vasco Errani, nella prime previsioni nei mesi successivi alle scosse del 2012, disse che sarebbero serviti almeno dieci anni. L’allora presidente della Regione aveva preso come punto di riferimento la ricostruzione del Friuli, esempio conclamato di efficienza, per poi riproiettarla nella ricca e laborioso Emilia. Non ha sbagliato di molto la previsione, Errani.

TANTA BUROCRAZIA. Magari servirà qualcosa di più soprattutto per le oggettive difficoltà che la ricostruzione pubblica e quella storico-privata hanno mostrato. Tanta la burocrazia da affrontare, intesa soprattutto come vari enti che devono rapportarsi tra loro e trovare un equilibrio che non è mai così semplice. Si pensi ad esempio ai municipi di Mirandola, San Felice, Concordia con i cantieri appena avviati o in fase di inizio oppure, ancora peggio, a quello di Finale per il quale il ritardo è ben più ampio. Senza poi voler fare cenno ai luoghi di culto o ai grandi monumenti cittadini tra cui i teatri, altrettanto in difficoltà in una progettualità fatta di rispetto per l’antico e sicurezza garantita dalle nuove tecnologie.

ULTIMO ATTO. Eppure, salvo alcune vicende problematiche in cui l’individualismo ha prevalso sul senso di collettività, la ricostruzione del terremoto si avvia realmente verso l’ultimo atto. Nei giorni scorsi, infatti, altri paesi hanno potuto tagliare il traguardo dell’ultimo cantiere autorizzato o concluso, uscendo di fatto dal cosiddetto “cratere”, che ormai include soltanto le quindici realtà più devastate. Sono sei, infatti, i comuni della provincia di Modena che se ne vanno e non si tratta di realtà marginali, che hanno potuto beneficiare di qualche agevolazione nonostante danni minimalisti. Stavolta si congedano dai tavoli regionali Bastiglia, Bomporto, Camposanto, Ravarino, San Prospero e Soliera. Ne rimangono ancora nove, invece: Carpi, Cavezzo, Concordia, Finale, Medolla, Mirandola, Novi, San Felice e San Possidonio.

REALIZZATO IL 90%. «Avevamo preso questo impegno coi sindaci nel maggio scorso, nell’ottavo anniversario delle terribili scosse del 2012 che sconvolsero il nostro territorio e distrussero edifici pubblici e privati per un ammontare di circa 14 miliardi. Oggi – afferma il presidente della Regione e commissario alla Ricostruzione, Stefano Bonaccini – quasi il 90% della ricostruzione è realizzata: pressoché completata quella privata di case e fabbriche, uffici e negozi, certamente più lenta quella del patrimonio storico e monumentale che pure procede. La metà dei comuni è nella condizione di rientrare nella piena normalità, anche se troveranno il nostro sostegno fino al pieno completamento delle attività».

Ai comuni che non sono ricompresi nel cratere, infatti, sarà garantito il supporto necessario per il completamento delle attività e degli interventi in corso fino al definitivo rientro alla gestione ordinaria.

CRATERE DIMEZZATO. «Questo ulteriore dimezzamento del cratere, esattamente come facemmo una prima volta nel 2017, significa – aggiunge Bonaccini – da un lato poter meglio concentrare le risorse sulla ricostruzione pubblica, dall’altro dimostrare nei fatti che anche nella pandemia questo lavoro non si ferma. In un Paese abituato purtroppo a trascinare per decenni i problemi, la ricostruzione in Emilia entra a tutti gli effetti nella fase finale. È anche grazie a questo lavoro e a questa credibilità che le risposte dai diversi Governi che si sono susseguiti non sono mai mancate rispetto ai problemi che abbiamo posto, anche nei mesi scorsi, facendo di quella dell’Emilia “una ricostruzione esemplare”, come ha voluto definirla il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella».

SOSTEGNO FINANZIARIO. Ma l’iniezione di energia e denaro non si è ancora conclusa: dalla Regione infatti continuano ad arrivare importanti sostegni, utili a tentare un comunque complicato rilancio economico dei centri storici feriti quasi a morte. Ed è proprio grazie a quegli incentivi che qualcosa di innovativo si sta materializzando con la fantasia e la qualità che tentano di invertire un declino accelerato dalle zone rosse e dal cambio dele abitudini. In questo contesto si inserisce anche l’ultimo bando da 5 milioni di euro destinato a commercianti, artigiani, botteghe, imprese di servizi e professionisti, che proporranno interventi per la nuova apertura o la riqualificazione dell’attività esistente nelle aree individuati da ciascun comune. Il contributo in regime de minimis andrà dal 50 al 70 per cento della spesa massima, mentre l’importo minimo dei progetti è fissato a 10mila euro. «Queste risorse – commenta Bonaccini – andranno a completare la rigenerazione del tessuto produttivo e sociale. Mai come in questo momento è necessario essere al fianco dei territori e di coloro che, con tenacia e coraggio, puntano a investire anche nella pandemia in attività e lavoro nei centri storici, cuore delle nostre comunità». —

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