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Pavullo, con un coltello assale e rapina tabaccaio

Irrompe e urla: «Soldi, voglio soldi». Ma quando il titolare fa per chiamare i carabinieri fugge strappando tre gratta e vinci

PAVULLO. Irrompe nella tabaccheria brandendo un coltello di 30 centimetri e urla: “Voglio i soldi”. L’ultima volta che Pavullo ha visto una scena del genere in centro è stato nel marzo 2006, quando un uomo irruppe nel negozio di telefonia di Claudio Venturelli e lo uccise con quattro coltellate.

Quel ricordo ha fatto correre un brivido lungo la schiena al titolare della tabaccheria, che ha chiesto l’anonimato, teatro lunedì di una rapina a mano armata che piomba come un fulmine a ciel sereno nella tranquilla vita del capoluogo del Frignano.

Erano le 12.45, proprio come 15 anni fa. Il titolare era dietro al bancone, leggermente spostato sulla sinistra per sistemare delle cose.

«Entra di colpo questo giovane – racconta ancora scosso – col volto travisato da cappellino e scaldacollo neri: potevo vedere solo lo sguardo, e ho riconosciuto la carnagione chiara. Viene dritto al bancone puntando un coltello di 30 centimetri e mi dice: “Soldi, voglio soldi”. Era agitatissimo. “Vattene o chiamo i carabinieri” sono riuscito a rispondergli. E lui ha aggirato il bancone qui di fianco dove tengo le cartoline, si è allungato per prendere tre gratta e vinci da 10 euro, li ha strappati ed è corso via. Tutto in tre minuti. I tre minuti più lunghi della mia vita. Il pensiero mi è corso subito a Claudio: io c’ero quando è successo, sono trent’anni che faccio il tabaccaio. Ma a me non era mai capitato niente del genere».

Ovviamente è corso subito all’uscita, e ha visto il giovane correre a più non posso lungo la Giardini, in direzione sud. Età apparente 20-25 anni, carnagione chiara: poteva essere tanto italiano quanto straniero. Le uniche parole che ha pronunciato (“voglio i soldi”) non hanno permesso di riconoscere nessun accento particolare.

Ha agito solo, e con tutta probabilità non era un professionista: uno del mestiere non si sarebbe mai macchiato di un reato che prevede una pena dai 6 ai 20 anni di carcere per tre gratta e vinci. Ma proprio l’inesperienza e la forte agitazione potevano portarlo a compiere anche qualcosa di tragico: «Se fossi stato più vicino al bancone, con quell’agitazione e il coltello in mano... Non ci voglio pensare».

Per una sciocchezza di bottino il giovane ha compiuto una vera rapina a mano armata, ed è su questo che indagano i carabinieri di Pavullo, mantenendo il più stretto riserbo. Sono venuti subito in sopralluogo, le ricerche procedono a tutto campo. Ieri mattina il titolare ha formalizzato la denuncia, con tutti gli elementi ancora nella sua memoria, per quanto col desiderio di dimenticare in fretta il suo giorno più brutto. Anche per questo lunedì pomeriggio è ritornato regolarmente al lavoro, senza darla vinta allo choc.

Gela il sangue pensare che un giovane possa pianificare un’azione del genere a Pavullo. Cosa c’è dietro? Droga? Disagio sociale? È di qui? Viene da fuori? Ha pensato tutto da solo? Tante domande in attesa di risposta. —

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