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Modena, da maggio le vaccinazioni in farmacia: «Servono spazi e corsi di abilitazione»

Incontro proficuo in Regione. Federfarma: «Data la nostra disponibilità. Stiamo mappando i punti pronti ad aderire»

A maggio anche in Emilia Romagna ci si potrà vaccinare in farmacia contro il Covid.

C’è tanta voglia di mettersi in gioco da parte di un ordine che sta assumendo un ruolo sempre più centrale nella lotta all’epidemia. Dopo test sierologici e tamponi, nell’incontro che si è svolto due giorni fa in Regione i farmacisti si sono detti pronti a compiere un ulteriore passo. A confermarlo il presidente di Federfarma Emilia Romagna, Achille Gallina Toschi.


«Il confronto con la Regione è stato costruttivo - spiega il dottor Gallina Toschi – Abbiamo dato la nostra completa disponibilità a vaccinare. Oggi (ieri, ndr) si è tenuta un’assemblea con i nostri vertici nazionali per l’illustrazione dei protocolli firmati dal ministro della Salute Roberto Speranza e da Stefano Bonaccini in qualità di presidente della Conferenza Stato Regioni. Incontro al quale ha partecipato lo stesso ministro».

Le premesse sono buone, tanto che Lazio e Liguria hanno annunciato di essere pronte a partire già a metà aprile, mentre per l’Emilia Romagna al momento non c’è necessità di iniziare nel breve periodo: «Per ora – prosegue il presidente di Federfarma – i centri vaccinali già allestiti dalla Regione sono sufficienti per gestire il numero di dosi a disposizione. Il nostro apporto sarà utile dal mese prossimo. A maggio, quando si presume che ci sarà un arrivo superiore di vaccini, ci sarà bisogno anche di noi».

La macchina organizzativa si è già messa in moto, la Regione vorrebbe avere un quadro completo del numero delle farmacie pronte a vaccinare: «Da subito ci siamo attivati con una ricognizione all’interno delle oltre 1.200 farmacie dell’Emilia Romagna per capire quali sono quelle disponibili in base a spazi e corsi di abilitazione. Contiamo di consegnare alla Regione una mappa entro la fine della prossima settimana. La nostra speranza e convinzione è di riuscire a garantire un’ampia disponibilità».

Non basta solo la buona volontà dei farmacisti per aderire alla campagna vaccinale, ma occorrono due caratteristiche fondamentali come spiegato dal dottor Gallina Toschi: spazi e corsi.

«Già a settembre – evidenzia – abbiamo svolto un corso organizzato da Utifar costituito da una parte teorica e una pratica per l’abilitazione. Inoltre ne è stato preparato uno nuovo da parte dell’Istituto superiore di Sanità e che ci è stato consegnato proprio in questi giorni. Magari approfittando della Pasqua “in casa” lo seguiremo durante le feste: sono 20 ore di lezione. Poi c’è l’aspetto degli spazi. Ovviamente la disponibilità sarà proporzionale alla grandezza dei locali: le piccole farmacie ne potranno eseguire un certo numero, mentre quelle grandi potranno garantire l’esecuzione di molti più vaccini. Nonostante la normativa sia uscita lunedì, stiamo accelerando per farci trovare pronti».

La tipologia di vaccino più indicata per l’utilizzo all’interno delle farmacie è Johnson & Johnson. Un farmaco che garantisce l’immunità già alla prima dose e che per la conservazione non necessita di celle frigorifere speciali: può restare per 3 mesi tra i 2 e gli 8 gradi. E non a caso, seppure le prime dosi arriveranno già da metà aprile, il grosso di Johnson & Johnson è atteso in Italia da maggio.

«È sicuramente il più indicato – precisa il presidente di Federfarma – anche se potenzialmente pure i vaccini che necessitano di una conservazione più rigida (come Pfizer o Moderna, ndr) potrebbero essere utilizzati in farmacia se recapitati e somministrati nei tempi corretti». —

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