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Pavullo. «Che bimba sprint che ci siamo trovati E la mamma è stata davvero fortissima»

Il medico del Pronto soccorso di Pavullo che ha fatto nascere Chiara in casa ripercorre quegli istanti indimenticabili

PAVULLO. È stata un’emozione straordinaria per i genitori, certo, ma anche per i sanitari. Lo si percepisce ancora chiaramente dalla voce di Andrea Sacchi, 31 anni, il medico del Pronto Soccorso che martedì pomeriggio a Selva, assieme all’infermiera Claudia Ronchetti, ha fatto nascere l’intraprendente Chiara a casa di Ilaria Benussi e Raffaele Mastrullo.

«La camera da letto si è trasformata in una sala parto in pochi istanti: una sequenza di eventi talmente ravvicinata da essere difficile anche da raccontare per chi, come me, ha vissuto per la prima volta un’esperienza del genere». Aveva però seguito attentamente il corso Ausl per formare gli operatori del Pronto soccorso di Pavullo, anche in assenza di Punto nascita, all’eventualità di un parto precipitoso. E i risultati si sono visti: in collegamento telefonico vivavoce con l’ostetrica (che deve rimanere in ospedale) e in presenza anche di un medico in affiancamento (lo specializzando Fabio Brugioni), le operazioni sono andate alla grande e la bimba è venuta alla luce in un lampo con i suoi 2.940 grammi e soprattutto subito con dei gran versi sintomo di ottima salute.



È successo davvero tutto in un attimo: l’automedica 118, insieme ai volontari dell’Avap di Serra, è arrivata alle 18.30 e alle 19.10 la bimba già strillava. «Quando siamo arrivati la testa era già visibile – sottolinea – e l’indicazione in quei casi è di espletare il parto sul posto, altrimenti l’avremmo portata al centro nascita di riferimento. Non bisogna mai muovere la mamma in fase espulsiva, e devo dire che anche la signora ha saputo affrontare la dinamica con gran coraggio: “C’è già la testa? Bon, fine lì” ci ha simpaticamente detto, e ci siamo attrezzati per procedere. Forse dei due era il padre il più preoccupato».

Però anche per un professionista, peraltro a soli 31 anni, era una bella situazione impegnativa: fuori da un ospedale non ci sono “paracadute”, se qualcosa va storto. «Il parto precipitoso di solito va sempre bene: è una cosa naturale – osserva – però il rischio che possa presentarsi l’imprevisto c’è sempre. È una grande responsabilità, sia per la salute della mamma che della creatura: il peso l’ho sentito tutto».

E tutto però è andato bene, come annunciato dai primi strilli: «Quando ha pianto subito è stato un sollievo per tutti – prosegue – si è presentata come una bimba bella e vigorosa e l’abbiamo messa subito in braccio alla mamma, a contatto con la sua pelle, e così con il calore si è tranquillizzata, come di norma. Poi, assieme, bimba e mamma sono state portate a Sassuolo. Ancora complimenti alla mamma: è stata davvero fortissima». In ambulanza l’hanno accompagnata anche medico e infermiera, fino alla consegna alla sala parto.

«Esperienze come questa le possono raccontare in pochi, sono stato fortunato a viverla: è un’emozione unica anche per un dottore» rimarca. E così può metterla ora nel suo curriculum di emergenza-urgenza: «Il nostro lavoro è così – nota – bisogna mettere in conto che in un attimo può succedere qualunque cosa. Ma quando c’è il più bel lieto fine che possa esistere, la nascita di una creatura, beh allora la data di quell’intervento diventa qualcosa da portare sempre nei ricordi». —

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