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Covid e sport. La crisi del nuoto. Merighi: «Senza attività spendiamo comunque 10mila euro al mese»

Il presidente degli Amici del Nuoto - Vigili del Fuoco: «Il problema adesso è mantenere le promesse»

l’intervista / 1

«Ci vuole poco a fare le promesse. Il problema è mantenerle». Mirco Merighi è il presidente dell’associazione Amici del Nuoto dei vigili del fuoco di Modena. L’associazione gestisce l’impianto di via Monsignor Della Valle. «Siamo sul “chi va là” - spiega Merighi - Quando ci sono pochi soldi non si può sperare più di tanto negli aiuti. Forse arriverà qualcosa con il Recovery Plan, adesso siamo alle promesse anche se non ha la colpa nessuno. È vero che quando ci sono le pandemie c’è chi guadagna e chi ci rimette».


Il prossimo potrebbe essere il mese per invertire la tendenza. «Siamo fiduciosi di ripartire non prima di inizio maggio - ribadisce il presidente - poi speriamo che le vaccinazioni procedano o sarà un “apri e chiudi” continuo. Andare in piscina è uno sfogo per la popolazione. È salute e benessere. Siamo paragonati alle palestre anche se non abbiamo niente a che vedere con esse. La piscina è uno dei luoghi più sicuri che esistano. Probabilmente siamo noi cittadini a non rispettare le regole». Gli esempi indicati sono significativi. «Noi possiamo anche mettere cinque o sei persone per corsia come dice la normativa - critica Merighi - ma se poi fuori dall’impianto stanno uno vicino all’altro non otteniamo niente. È come per i ristoratori: all’interno dei locali i clienti stanno distanziati, poi fuori fumano assembrati, vanificando i sacrifici. A scuola ci sono tutte le regole, poi i ragazzi si muovono a sessanta alla volta sui pullman. Eravamo abituati troppo bene. Oggi non si rispettano più le regole per la comunità. In strada, una persona su dieci indossa la mascherina».

Intanto, le spese fisse restano. «Un impianto natatorio ha costi non paragonabili a quelli di una palestra - rimarca il presidente - Le pompe stanno andando, seppur a regime minimo. Con il lockdown avevamo spento tutto e poi abbiamo speso 10mila euro per rimetterle in funzione. Abbiamo i dipendenti in cassa integrazione per le ore che sono concesse. Prendono dai 400 ai 600 euro se va bene». Il presidente passa dai costi alle rassicurazioni. «Con un impianto che gira al minimo spendiamo 10mila euro tra luce, acqua e gas - assicura Merighi - In piscina c’è il cloro da tutte le parti e il cloro è indicato tra gli igienizzanti per combattere il Coronavirus». Una ripartenza realistica è indicata per il settembre 2021. «Ci metterei la firma». —

G.F.

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