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Tra Modena e Mantova Osteria Dogana Storie di umanità in venti racconti

MOGLIA Chi vive in zona di confine raramente è banale. Anche quando il confine non separa davvero ma è una linea immaginaria tra terre e genti uguali tra loro.


Così, in certi casi, bisogna saper guardare al di là delle apparenze, del primo sguardo.

È il caso ad esempio guardando a chi anima, dà vita all’attività dell’Enoteca Osteria Dogana (il nome è di per sé un certificato) di Moglia, in provincia di Mantova. Sarebbe Lombardia ma dista 15/20 metri dal Modenese (è sulla statale Romana, ci si arriva attraversando Novi di Modena in direzione Mantova) e ad appena tre/quattro chilometri dal Reggiano. Insomma, Emilia-Romagna.


All’ingresso del locale i numerosi ritagli di giornale testimoniano la propensione ad andare al di là del semplice ristorante: serate a tema dove l’Osteria stessa diventa palcoscenico (con gli interventi della professoressa Benaglia), collaborazioni per serate con il Teatro a Gonzaga, un vero e proprio Magazine prodotto periodicamente ed altre iniziative simili.


Il motore apparentemente inesauribile di tale predisposizione è sicuramente Gloria Varini. Ristoratrice sì, ma anche attrice di teatro, che in occasione della Pasqua si reinventa scrittrice.
Esce infatti, per i tipi di Bottazzi, il libro Vita da Osteria - racconti di confine.


Un divertissment, per il momento, poi vedremo se Gloria deciderà di dargli un seguito, che verrà messo in vendita a 13 euro. A impreziosire il tutto le illustrazioni di Caterina Borghi, già stilista di Carla Carini, pure frequentatrice dell’Osteria. Un’iniziativa che serve ad aiutare il locale in un momento forzatamente difficile.
Ridotto per larghi tratti nell’ultimo anno alla sola pratica di ristorante per asporto o per delivery, anche in questa situazione condizionata dalla pandemia, a conferma della voglia di andare fuori dagli schemi, è rimasto il menù che in pochi immaginano in un ristorante di paese. Cucina tradizionale e menù del giorno, certo, ma anche piatti coraggiosi, sfiziosi, sorprendenti.


Al fianco di Gloria lo chef Marcello Calendi, il fratello Leoluca, lo zio Alfredo e la madre Sandra (con i suoi inarrivabili Cappelletti della Buonanotte) tutti capaci di fare sfoggio di creatività, di andare oltre ogni aspettativa dal punto di vista professionale e, soprattutto, sempre capaci di farti sentire a tuo agio, il che di certo non guasta. Un libro quindi, per aiutare il locale in un momento complicato, ma anche per dare sfogo all’estro e alla vivace intelligenza che contraddistingue Gloria; infine uno strumento per tenere legata assieme quella che attorno al locale è ormai diventata una vera e propria comunità.


Sono venti racconti brevi che raccontano la vita all’interno di un’Osteria della Bassa Padana, quella dove Gloria in pratica è cresciuta frequentandola fin da bambina, con i genitori a gestire il locale prima di lei. Come recita la quarta di copertina “immagini di tempi che non esistono più, dove l’osteria diventa metafora della sosta e dell’incontro con gli altri”.


Difficile reinventarsi scrittrice?
«In realtà ho sempre scritto - confida Gloria - anche se non è poi diventata la mia modalità espressiva primaria. Una volta che ho incontrato il teatro mi ha come rapita e la scrittura l’ho messa da parte. Poi però il momento attuale è quello che tutti conoscono e che purtroppo molti hanno pagato anche con conseguenze drammatiche. Per cui è nato questo progetto. Non escludo di scrivere anche in futuro. Questa in particolare è stata un’occasione anche per aiutare la mia famiglia, il nostro locale».


Suona anche come un omaggio ai vostri clienti, in fondo racconta un po’ della varia umanità che ha popolato negli anni l’Osteria.


«È una sorta di tributo, a quella che è in effetti diventata la nostra comunità. Del resto è come per il teatro che non esisterebbe senza spettatori. Allo stesso modo il Dogana non esisterebbe senza “doganieri”».
Nel libro le storie ma anche l’atmosfera che contraddistingue un’osteria a conduzione familiare. Un libro che si potrà acquistare da domani, giorno di Pasqua, sia se si passa dal locale per un asporto o richiedendolo con il servizio delivery, sia attraverso la web app delivery del Dogana. Non solo un’operazione nostalgia quanto uno sguardo su una comunità nel corso del tempo. —