Bonaccini: «Inizio a vedere arancione per l'Emilia Romagna Riaperture graduali, alcune da subito»

Il presidente della Regione: «Valutiamo anche l’utilizzo del passaporto vaccinale se può servire ad accelerare» 

È un Bonaccini a ruota libera quello che ieri, in più di una occasione, ha parlato a 360 gradi su vaccini, riaperture, tasse, contagi.

Parte dall’attualità, dopo il pacco recapitato nei giorni scorsi da due negazionisti, poi identificati: «Quando ti devono aumentare la vigilanza, ci si sente un pochino a disagio, specie per me che sono abituato a girare da solo e andare dapperutto», ammette il presidente dell’Emilia-Romagna.


È un Bonaccini possibilista: «Se dopo il 20 aprile i numeri saranno migliori perché non aprire qualche attività? Domani - oggi - in Conferenza delle Regioni ricostituiremo il comitato sui protocolli, concertando con le associazioni di categoria le linee guida per le riaperture delle attività chiuse. Magari rivedremo qualcosa, ma dobbiamo essere pronti a riaprire», ha concluso Bonaccini.

Ma è anche realista: «Se si tratta di fare altre tre settimane di sacrifici per riaprire, io dico: quando si riaprirà bisognerebbere fare che non si chiuda mai più. Magari è meglio aprire parzialmente dove non si può aprire tutto, per non compromettere la situazione, ma non si chiuda mai più, altrimenti è disperazione dopo un anno», avverte nel confronto con i vertici regionali di Confesercenti. «Il governo faccia una road map», sprona il governatore, ipotizzando aperture mirate per gli immunizzati se arriverà il passaporto vaccinale. «Ci vuole un passaporto vaccinale. Far riaprire locali per i vaccinati. Non è meglio far aprire a queste persone e poi arriveranno anche le altre? Non sono un fenomeno, ma provo a usare il buonsenso. Credo che su questo dovremo impegnarci per fare in modo che sia utilizzabile il prima possibile», conclude.

Argomento, quello del passaporto, che desta comunque più di una perplessità soprattutto in una fetta di popolazione 20-50 anni, che è quella che più si muove, più lavora. Per il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini, non è escluso che dalla prossima settimana la regione cambi colore delle restrizioni anticovid: «Abbiamo il numero dei casi che sta diminuendo, non escludo che si possa essere arancioni dalla prossima settimana. Non ve lo prometto perché non ho i numeri ultimi che il governo ci fornirà giovedì - avverte Bonaccini - Può darsi si sia rossi ancora la prossima settimana, arancioni quella dopo, ma in questo momento non posso escludere nulla». Il presidente della Regione difende la decisione di istituire la zona rossa prima ancora del governo e nota miglioramenti sul fronte dei numeri dei contagi: «L'Emilia-Romagna aveva un Rt che era arrivato a 1,39, oggi saremmo attorno allo 0,80. Ci fossero ancora le zone gialle saremmo lì. Vuol dire che chiusure e restrizioni stanno contando, come sempre sono le uniche che funzionano». Netto calo sul fronte dei contagi: «Questa settimana la chiuderemo per la prima volta sotto i 10mila, meno della metà di un mese fa».

Poi lo sguardo torna sulla prospettiva: «Domani incontreremo Draghi per parlare del Recovery, perché è un bene che ci siano sussidi, ma non potete vivere solo di quelli».

Il presidente della Conferenza Stato-Regioni Stefano

Bonaccini chiede la riapertura di parrucchieri ed estetisti anche in zona rossa e di studiare una soluzione graduale, con ingressi individuali, per far ripartire palestre e piscine. «Penso che una misura che il governo potrebbe mettere in campo per aiutare ristoranti e bar - ha proseguito - potrebbe essere quella di estendere a tutto l’anno la sospensione del pagamento per l’occupazione del suolo pubblico, al momento bloccata fino a giugno, oppure ridurre il costo della Tari nelle città, magari d’intesa con le amministrazioni locali». —

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