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Carpi Entra in casa con un pretesto picchia e violenta una donna. 

Il suo fidanzato era stato arrestato e portato in carcere. E lei era sola in casa L’ha colpita e costretta ad un rapporto. Poi è uscito di casa verso l’alba

Saverio Cioce

Uno stupro per vendetta o per minacciare il suo compagno appena finito in carcere.


Sono questi i due estremi sulle cause della violenza sessuale ai danni di una giovane straniera di 35 anni che è stata violentata da un conoscente che si è presentato a casa sua con un pretesto.

Ora l’aggressore, un tunisino di 45 anni, è finito pure in lui in cella con l’accusa di percosse, lesioni e violenza sessuale. Le indagini dei carabinieri di Carpi, che stanno verificando il contesto in cui è maturata la violenza, non sono ancora terminate.

I fatti, secondo la ricostruzione della donna che ha messo gli inquirenti sulla strada giusta, sono avvenuti alcune sere fa.

Dopo aver saputo che il fidanzato era dietro le sbarre il tunisino si sarebbe presentato al citofono di un condominio di Carpi dove abitava la coppia e avrebbe detto di avere notizie. Lei gli ha aperto, nonostante i dubbi che sono diventate un incubo poco dopo. In breve tempo l’uomo è passato dai convenevoli alle minacce. Quindi l’ha colpita al volto, più volte. Le minacce sono diventate realtà e l’uomo l’ha costretta a un rapporto sessuale.

Il malvivente tunisino, che come emerso dalle prime indagini è pregiudicato ed è senza fissa dimora, è rimasto in quella casa, assieme a lei, sino alle 5 del mattino. Solo a quell’ora è uscito, dopo le ultime minacce.

Una volta in strada ha fatto perdere le sue tracce. Alla vittima, dopo aver superato l’angoscia per la violenza subita, è toccato anche il peso di una scelta difficile, ben consapevole della capacità criminale di chi aveva avuto la spregiudicatezza di venirla ad aggredire in casa.

Dopo alcune ore si è fatta forza e si è presentata al pronto soccorso dell’ospedale di Carpi dove i sanitari le hanno prestato il primo aiuto. Una volta rinfrancata la giovane si è confidata anche perchè i medici non avevano alternative alla segnalazione di quello che era accaduto. Poco dopo gli uomini in divisa si sono presentati da lei, le hanno parlato e hanno raccolto la prima denuncia.

Da qui è partita una caccia all’uomo, serrata e silenziosa. Il violentatore è stato cercato in tutti i luoghi che presumibilmente poteva frequentare. Sono stati setacciati gli ambienti dei piccoli spacciatori, i punti di ritrovo e quelli che potenzialmente erano i suoi contatti. I carabinieri hanno fatto capire ai suoi connazionali che non avrebbero fatto sconti a chi lo avesse protetto. E ieri è arrivata la cattura.

Presumibilmente non ha fatto resistenza anche perchè ha capito subito la ragione per cui gli uomini in divisa gli stavano dando la caccia.

Ora è in carcere e dovrà affrontare gli interrogatori.

Sui dettagli della vicenda gli inquirenti non hanno fornito altri particolari. Non solo le indagini sono in corso per accertare le ragioni che hanno spinto l’uomo allo stupro, ma anche per capire i collegamenti tra il violentatore e l’uomo finito in carcere. Un regolamento di conti? Molti particolari fanno pensare a una spedizione punitiva. In altre parole potrebbe essersi trattato di una vendetta trasversale in cui, a farne le spese, sarebbe stata la compagna dell’uomo in carcere. —