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Modena Lo sciamano dei ristoratori: «Siamo disperati, non ci ascoltano»

Hermes Ferrari: «Ho già preso quattro multe, ma tengo aperto il locale Altri ristoratori mi criticano? Forse loro vivono di rendita»

MODENA. Di ritorno dall’accesa protesta davanti a Montecitorio, “lo sciamano” Hermes Ferrari torna al lavoro nel suo locale di via Giardini a Modena, che continua a rimanere aperto nonostante i divieti. Ma cosa si porta a casa da Roma? «Intanto l’attesa della risposta, entro 48 ore, da parte della classe politica alle richieste che abbiamo fatto tramite una nostra delegazione.

Hermes Ferrari, lo sciamano italiano: "Noi ristoratori siamo disperati. Ecco perchè protestiamo"

Due cose chiediamo: o poter riprendere a lavorare subito o avere misure che permettano a noi e ai nostri dipendenti di non soccombere. In più, mi porto a casa la soddisfazione di aver appreso che altri ristoratori italiani oggi hanno riaperto come ritengo giusto che sia».



Lei ha dichiarato di avere indossato il copricapo di Jake Angeli perché voleva attirare l’attenzione. Perché ha scelto questa figura?

«L’ho fatto perché la sua immagine ha fatto il giro del mondo. So che non è un eroe e pagherà cara la sua protesta. Ma a me non interessava emulare lui e la sua invasione in un luogo della democrazia, volevo solo fare scalpore, attirare l’attenzione e ce l'ho fatta. Volevo che qualcuno cominciasse a considerarci visto che, anche se ci eravamo incatenati alla transenne della piazza di Montecitorio dalle nove del mattino alle tre del pomeriggio, nessuno ci aveva ancora preso in considerazione».

Non tutti i ristoratori, però, si riconoscono in un movimento che a Roma ha espresso anche momenti di violenza con mascherine abbassate e distanziamento non rispettato: non crede che sia un messaggio fuorviante?

«Fuorviante no. Perché noi non siamo andati a occupare il Parlamento. Gli scontri sono iniziati perché volevamo occupare anche l’area più vicina all’ingresso di Montecitorio per far accedere in piazza le tante persone rimaste nelle vie laterali e dimostrare così quanti eravamo. Abbiamo avanzato con le mani alzate e disarmati. Ritengo la reazione delle forze dell’ordine spropositata. E se sono legittimati ad attaccare perché non avevamo mascherine e distanziamento, allora dovrebbero essere legittimati a sparare anche a chi passa col rosso al semaforo».

Ha ricevuto critiche in questi mesi da associazioni di categoria e colleghi per la sua volontà di tenere aperto?

«Sì, ma non riesco a capire in che mondo vivano quelli. Evidentemente hanno guadagnato così tanto negli anni passati da campare di rendita. La maggior parte di noi sono alla canna del gas».

Fino ad oggi quante multe e denunce ha preso?

«Quattro sanzioni e ultimamente non ne sto più prendendo. La Finanza mi ha fatto chiudere per cinque giorni ma poi ho riaperto».

Non pensa che le battaglie si debbano fare nel rispetto delle regole?

«Io non credo di non rispettare le regole, sono nel giusto, perché credo che la legalità stia nel rispetto della Costituzione che questi Dpcm invece non rispettano. Voglio solo esercitare il diritto di lavorare come ce l’hanno le mense e gli autogrill e se me lo impediscono mi devono dare l’opportunità di sopravvivere, pagando i dipendenti e tutti i costi di esercizio». —