Contenuto riservato agli abbonati

 Mary Poppins all’asta al tribunale di Modena

La World Entertainment Company di Giorgio Barbolini è fallita Tutto il materiale di scena di un musical acclamato da anni: si parte da 30mila euro

A qualcuno interessano il cappellino e l’ombrello della bambinaia più famosa del mondo? Mary Poppins va all’asta. Letteralmente. Il materiale di scena del musical che l’anno scorso ha interrotto le repliche prima del ritorno a Milano (e anche a Roma aveva riscosso grande successo) verrà messo in vendita il 16 aprile dall’Istituto Vendite Giudiziarie (Ivg) del Tribunale di Modena.

Parliamo di almeno 300 costumi, degli accessori e degli arredi di scena, ma anche delle carrucole e delle attrezzature necessarie per la rappresentazione, di tutto ciò che serve per il trucco e parrucco, dei fondali. E ancora il sipario, le quinte, una pedana mobile fatta su misura di 90 metri per 70. L’inventario è lunghissimo, gli scatoloni e i porta-abiti riempiono buona parte del magazzino dell’Ivg a Formigine mentre le attrezzature più ingombranti sono in un altro magazzino a Parma.


La vendita è una diretta conseguenza del fallimento decretato il 27 febbraio dell’anno scorso dal Tribunale di Modena della World Entertainment Company srl (Wec), che dal 2015 ha prodotto e distribuito musical andati in scena nei teatri di mezza Italia. Il fallimento della Wec, nata nel 2015 e a capo della quale vi era il modenese Giorgio Barbolini, un anno fa fece scalpore a seguito della mancata messa in scena di Mary Poppins al Teatro Nazionale di Milano, a cinque giorni dal debutto e con diciannovemila biglietti venduti (le repliche erano previste dal 30 gennaio al 15 marzo): tagliandi mai risarciti a buona parte degli spettatori che li avevano acquistati tramite la prevendita on-line. A tutela di questi ultimi scesero in campo anche le associazioni dei consumatori mentre il cast e le maestranze, avvisati poco prima di andare in scena, rimasero senza lavoro. Il Codacons presentò anche un esposto (per truffa) sulla vicenda ma che a tutt’oggi risulta archiviato. Circa la metà degli acquirenti di biglietti ha poi ottenuto il rimborso, ma è ancora visibile su Facebook un gruppo ad hoc che a suo tempo sensibilizzò Striscia la Notizia e altre trasmissioni tv sulla vicenda. D’altronde la procedura fallimentare prevede che siano soddisfatti prima i creditori privilegiati (Agenzia delle Entrate, dipendenti, ecc…). L’attivo fallimentare a quanto pare non consente però in questo caso di soddisfare neppure parzialmente i creditori chirografari ammessi al passivo, ivi compresi coloro che vantavano crediti originati dall’acquisto di biglietti delle rappresentazioni teatrali annullate dalla Wec prima della dichiarazione del Tribunale. I creditori risultano essere in totale ben 1580, 1400 dei quali sono acquirenti dei biglietti per Mary Poppins.

“Basta un poco di zucchero e la pillola va giù, tutto brillerà di più”, cantava Julie Andrews nel celeberrimo film Disney del 1964. Per coprire il “buco” lasciato dal fallimento della World Entertainment Company però ci vuole ben altro che zucchero e d’altronde produzioni simili sono molto costose: i bene informati spiegano che solo per i costumi vennero spesi oltre centomila euro, per non parlare delle tecnologie necessarie a fare volare Mary e a farne spostare la casa. Forse non sono grandi cifre per Broadway o per Londra, abituate ad altri livelli, ma chi lavora nel settore in Italia (e chi ha visto lo spettacolo a teatro) sottolinea come il musical proposto da Wec abbia rappresentato un intrattenimento di grande qualità, grazie alle risorse investite e alla professionalità di regista, interpreti, scenografi. D’altronde Disney e Cameron Mackintosh, titolari dei diritti di Mary Poppins, non avrebbero concesso certo a cuor leggero il permesso di portare sul palco la storia scritta da Pamela Travers. Proprio gli investimenti necessari a mettere in scena il musical a quanto pare sono però poi stati alla base delle difficoltà incontrate da Wec e del conseguente fallimento. L’arrivo del Covid avrebbe comunque impedito che le repliche a Milano continuassero. Giorgio Barbolini è oggi consulente di una società con sede a Modena: ex direttore di Studiomusica e professore per trent’anni in diversi Conservatori italiani è dagli anni Ottanta nel mondo dello spettacolo. Ma torniamo alla vendita al miglior offerente dei materiali di scena del 16 aprile prossimo. Avrà inizio alle ore 10 nella sede dell’Istituto Vendite Giudiziarie in viale Virgilio e le offerte in busta chiusa (da inviare entro il 15 aprile) dovranno partire da 30 mila euro: se arriveranno più offerte si passerà alla fase dei rilanci, minimo mille euro l’uno, che porteranno all’aggiudicazione definitiva. Da sottolineare che i beni messi in vendita dalla sezione fallimentare del Tribunale non comprendono solamente tutto il necessario per realizzare Mary Poppins ma anche le scenografie, gli arredi e i materiali di scena di altri sette musical proposti dalla Wec in passato, da Newsies a Musica Ribelle, da Aeros a Catapult. Non è detto che il lotto 8/2021/FA possa essere venduto al primo colpo. Sono pochissimi in Europa coloro infatti che potrebbero permettersi di accollarsi tutto il materiale per una eventuale messa in scena: senza contare poi che senza il permesso della Disney e di Mackintosh nessuno può portare impunemente a teatro Mary Poppins… —

© RIPRODUZIONE RISERVATA