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Vignola, il gelo si abbatte sulla fioritura dei ciliegi

Danni gravissimi in tutta la zona tipica. Il coltivatore Muratori: «E gli interventi sul fiume hanno reso impossibile attivare sistemi antibrina». Albicocche compromesse al 100 per cento

VIGNOLA. Fiori avvolti da candelotti di ghiaccio. È questo lo spettacolo con cui si è svegliata una parte di valle Panaro in queste mattine di temperature straordinariamente rigide. Si tratta di un fenomeno provocato dai cosiddetti sistemi antibrina, sempre più utilizzati in agricoltura per far fronte ai picchi di gelo durante il periodo della fioritura. Un particolare impianto d’irrigazione permette di nebulizzare l’acqua che, gelando, avvolge di ghiaccio il fiore. In questo modo, la temperatura all’interno del ghiaccio rimane stabile a 0° e quindi più alta rispetto all’esterno, impedendo danni maggiori. Insomma, funziona più o meno come un igloo. Ma non tutti gli agricoltori hanno potuto sfruttare questo metodo.

A Savignano, ad esempio, il Consorzio irriguo del Zenzano non ha potuto far partire i propri impianti a causa della mancanza di acqua. Una mancanza dovuta ai lavori in corso proprio nei pressi della cosiddetta briglia del Zenzano, dove la piena dello scorso 6 dicembre aveva portato via una parte di argine.

«Noi avevamo più volte fatto presente che i lavori in questo periodo dell’anno creano disagi agli agricoltori – denuncia Marco Muratori, che ieri mattina ha constatato la perdita quasi totale della sua coltura di kiwi e quella, per ora parziale, di ciliegie – Hanno deviato l’acqua, lasciandoci a secco. Avevamo collegato i nostri impianti antibrina ai canali proprio per evitare lo spreco di acqua pubblica. Ma questo è il risultato. Chi doveva tutelarci ha reso ancora più tragica una situazione già grave. Non solo il freddo, ma anche l’impossibilità di combatterlo. Ma ora chi ha responsabilità in merito dovrà pagare».

La preoccupazione per quanto sta accadendo in campo agricolo, a causa del cambiamento climatico e non solo, arriva unanime da più fronti. Confagricoltura Emilia-Romagna parla di ingenti perdite su diversi tipi di culture presenti nel modenese: «Poco o nulla si raccoglierà sugli alberi di albicocche, susine, pesche, nettarine e ciliegie nell’area che va da Rimini, Forlì-Cesena, Ravenna fino a Bologna, Ferrara e Modena, in pianura e collina – dichiarano gli esperti dopo le gelate di queste notti - Danni anche sulle piante già germogliate di kaki e kiwi».

Anche Cia – Agricoltori italiani dell’Emilia-Romagna denuncia «temperature notturne di 4 gradi sotto zero». Il vicepresidente della zona Emilia Centro, Alberto Notari, avverte: «Le colture in piena vegetazione e i frutteti in fiori ne subiranno le conseguenze. Anche se dovremo aspettare alcuni giorni per quantificare i danni». Mentre Francesco Azzani, cerasicoltore delle “Basse” di Vignola afferma che a spaventare, oltre all’abbassamento delle temperature «è il tempo prolungato, sotto zero, a cui sono stati esposti i fiori - spiega - e già da domani saremo in grado di verificare se ci sono danni irreversibili». Molti agricoltori conteranno i danni soltanto tra qualche giorno, quando l'ondata di freddo, forse, sarà finita. Ma quel che è già certo è che anche i vigneti non sono rimasti indenni da questa ondata di freddo. «In collina – conclude Alberto Notari di Cia - nelle aree dove si produce lambrusco, le piante erano attive con germogli vigorosi e il rischio è che possano collassare: non sarebbe la prima volta». —

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