Modena. Figli dei no-mask esclusi tra polemiche e dubbi: si pensa al ricorso al Tar

I bambini già da ieri non frequentano più il nido e la scuola dell’infanzia L’avvocato Caci: «Sono perplessa, meglio il dialogo. Allontanarli è una sconfitta»

MODENA La notizia dell’esclusione dal nido e dalla materna di due bambini figli di una coppia no-mask ha fatto il giro d’Italia. Il padre è uno dei due uomini che ha consegnato a casa del presidente della Regione Stefano Bonaccini il “pacco di protesta” contenente pannolini sporchi, ma la segnalazione è di più di due mesi fa. È da gennaio che, con una certa decisione, i gestori delle scuole e alcune famiglie, segnalavano comportamenti contrari al patto di corresponsabilità. E a queste segnalazioni si sono aggiunte anche diverse partecipazioni alle manifestazioni di protesta in piazza Grande, in una occasione con un figlio al seguito, l’ultima uscita sfociata anche in una multa. Un quadro che ha spinto il Comune ad una scelta decisa, forte, motivata con «una grave violazione che implica l’allontanamento dal servizio».



Così, dopo la notifica del provvedimento avvenuta a casa della coppia, da ieri i bambini non frequentano più nido e scuola dell’infanzia. Ieri in tanti ci hanno scritto e ci hanno chiesto conto della legittimità di questa decisione, presa dal Comune. E anche tante persone del mondo della scuola, del sociale, ma non solo, si sono espresse anche pubblicamente sui social contro questo provvedimento che, di fatto, punisce anche i bambini. In sintesi il pensiero è questo: «Sono per il rispetto delle regole, porto le mascherine e rispetto le restrizioni, ma i bambini non si toccano».

Anche il sindaco è intervenuto sulla scelta: «Le scuole e i nostri servizi educativi sono luoghi sicuri e devono continuare ad esserlo: sono luoghi in cui vige un patto di corresponsabilità con le famiglie che non può essere violato».

E così, mentre tra i no- mask c’è chi sta già iniziando a pensare al ricorso al Tar - è il percorso previsto dalla legge per le sanzioni di natura amministrativa, come le dimissioni forzate da una scuola - abbiamo chiesto a un legale, da sempre impegnato nel rispetto dei diritti umani, quale fosse il suo pensiero: «Mi trovo molto perplessa riguardo al provvedimento che allontana i due bambini - afferma Rossella Giulia Caci, giurista modenese, impegnata da anni nella tutela dei diritti - Certo, ad oggi sappiamo troppo poco ma sia chiaro – continua Caci - l'emergenza non giustifica una riduzione o rimodulazione dei diritti universalmente riconosciuti per i bambini, ma rende ancor più evidente l’esigenza di tutelare un diritto ritenuto prioritario, nell’interesse della salute dell’individuo e della collettività».

Ma quindi crede che ci fossero altre possibili vie da esplorare? «In questi contesti così delicati credo che soluzioni basate sul dialogo e che mettono al centro i bambini e il loro interesse superiore, siano sempre le prime da percorrere. Ma anche qui ancora non è stato chiarito se prima di questo provvedimento ne siano stati presi altri. Certo, da giurista, credo che se anche si andasse in Tribunale e se pure i genitori, minacciati rispetto alla loro patria potestà, accettassero di cambiare atteggiamento (ora è la mascherina, lo stesso sarebbe per i vaccini), sarebbe probabilmente vissuta da loro così come da parte della società come un'ingerenza dello Stato in questioni private. Quindi sarebbe solo apparentemente una soluzione e nel frattempo, intanto che si percorrono le vie legali, che ne sarebbe dei bambini? Il patto di corresponsabilità è uno strumento valido e utile per promuovere il dialogo tra i due nuclei fondamentali, famiglia e scuola, per la crescita del fanciullo. Un impegno importante e reciproco che la scuola e le famiglie devono assumersi. Sinceramente però credo che la grande scommessa sia quella di guardarlo in un’ottica comunicativa e non di contrapposizione. L’allontanamento del bambino dalla scuola quindi non può essere una soluzione ma la ritengo una sconfitta per tutte le parti in causa e per l'intera comunità. Dopo di che auspico che si tratti di una sospensione temporanea atta a garantire la sicurezza sanitaria delle altre famiglie e a dialogare con la famiglia coinvolta per cercare una soluzione condivisa».

Come si può allora tutelare i bambini evitando che diventino le uniche vere vittime di questa vicenda? «Prendendosi cura dei più vulnerabili, avvalersi di mediatori di conflitti, applicando un regime sanzionatorio nei confronti dei genitori, lasciando la sanzione che va a discapito dei bambini come ultima soluzione. La scuola è tra le istituzioni più importanti a cui nessun bambino deve essere costretto a rinunciare». —

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