Carpi. Baristi e ristoratori scendono in piazza «Riapriamo in fretta o chiuderemo tutti»

Gli esercenti: «Chiediamo pane e futuro. Disponibili a cedere ristori per accelerare i vaccini». Bellelli: «Ecco tutti gli aiuti»

CARPI. «Non condividiamo violenza e gesti estremi, i personaggi con le corna non ci rappresentano e sono lontano da noi anni luce. Noi chiediamo pane e futuro per i nostri figli».

Questo il grido di dolore manifestato ieri in piazza Martiri da parte dei commercianti appartenenti a più categorie: tanti volti noti del centro, ma non solo, ai quali i carpigiani sono molto affezionati. Baristi, ristoratori, che sono le due categorie che rimarranno penalizzate anche dopo il ritorno alla zona arancione e tanti altri negozianti, ambulanti e referenti dello spettacolo viaggiante. Protagonisti della città che hanno consegnato una lettera al sindaco Bellelli, chiedendogli che si faccia portavoce presso il Governo della protesta, pacifica ma determinata.

Carpi, la rabbia dei ristoratori e titolari di locali: "Riapertura o per noi sarà la fine"



Il primo cittadino ha ricevuto una delegazione in municipio, formata da: Cristiana De Laurentis, titolare del bar King, Enrico Pacchioni della Trattoria Maria, Alberto Guaitoli, Wainer Pacchioni, Daniele Gilioli e Tamara Gualandi, presidenti rispettivamente di Anva, Confesercenti, Confcommercio e Cna Carpi, Carmine Ferraro, referente per lo spettacolo viaggiante, Luca Semellini di Carpi c’è. E, ancora, Giancarlo Affolter di Lapam e Tiziano Vignaroli, titolare della Stazione del gusto e promotore di “Save the works”.

Il grido è all’unisono: «Riaprite in fretta, giugno sarà troppo tardi». «Lo scorso anno ho percepito 600 euro di ristori, quest’anno nulla – esordisce Guaitoli – E ci chiediamo perché qualche negozio può vendere ugualmente prodotti della nostra stessa merceologia e noi che, peraltro, siamo all’aperto no? Abbiamo bisogno di lavorare».

Vignaroli rimarca che «il food & beverage rappresenta il 18 per cento del Pil nazionale. Le tasse ci vengono chieste ugualmente, abbiamo ricevuto aiuto solo dal Comune, ma non possiamo contrarre finanziamenti, perché finiamo per indebitarci con le banche, in un circolo vizioso». Vignaroli, poi, riscuote consenso generale quando dichiara: «Rinunciamo ai ristori se questi soldi possono servire a vaccinare più velocemente». Pacchioni parla di «inequità nell’adottare i Dpcm, servono soluzioni e investimenti strutturali con vaccinazione massiva».

Gilioli condanna «l’affibbiare alle solite categorie il contrasto alla pandemia. Categorie sempre più penalizzate rispetto alle altre. Riapriamo subito, in sicurezza. Tra noi c’è chi non arriverà all’estate». Gualandi ricorda la manifestazione contro l’abusivismo e «la difficoltà nello smaltire il magazzino». Affolter critica «non tanto il metodo, ma la misura, solo un terzo prenderà il contributo». Semellini si unisce ai commercianti nel chiedere «la riapertura immediata».

Il sindaco accoglie il grido di dolore e ricorda gli aiuti messi in campo. Come 800mila euro di sostegno in campo alimentare e buoni spesa, 570mila euro in sconti Tari, 215mila euro di sconti sulla Cosap, 52mila euro di contributi al mondo dello sport di base, un milione e 800mila euro gli aiuti già stanziati. «Tra i nuovi interventi, la Tari scontata per 180mila euro alle imprese che hanno chiuso, Cosap azzerata per 245mila euro, 100mila euro di aiuti a studenti universitari – conferma il sindaco Bellelli – Altri 60mila euro sono stati stanziati per l’emporio sociale, 40mila euro andranno alla cultura e 315mila al progetto per il soggetto unico per la promozione del centro». —