Investimenti e lavori per evitare l’erosione degli argini del Secchia

La Regione ha stanziato 230mila euro per l’intervento  L’obiettivo è il rifacimento della briglia di San Michele 

Paolo Ruini

SASSUOLO. Lavori in corso sull’asta del fiume Secchia che riguardano anche il territorio di Sassuolo. Sono iniziati gli interventi per la ricostruzione delle briglie di San Michele che erano andate distrutte a causa delle recenti e violenti piene del Secchia.


La Regione Emilia Romagna ha stanziato la somma di 230mila euro attraverso l’Agenzia per la sicurezza territoriale e della protezione civile. Saranno necessari alcuni mesi di lavoro per ricostruire interamente le briglie che la violenza delle piene del fiume hanno fatto saltare. La regimazione idraulica del fiume Secchia è molto importante per impedire che il corso delle acque continui a scavare e sprofondare all’interno dell’alveo come ha fatto negli ultimi decenni mettendo in pericolo la stabilità delle sponde e di tutte le opere che vi sono costruite.

Il rifacimento delle briglie rallenterà sicuramente l’erosione del fiume che è sempre avuto la caratteristica di essere “torrenziale” e di essere particolarmente pericoloso per le sue inondazioni come ad esempio l’ultima di Campogalliano dello scorso anno. Il Secchia ha sempre avuto bisogno di continui interventi e di molte opere idrauliche perché d’estate è un piccolo torrente, ma quando arrivano le piogge violenti si trasforma in un fiume con portate immense di milioni di metri cubi che scendono ad altissima velocità a valle. Per questa ragione le briglie sono un opera indispensabile per evitare che il fiume scavi ancora nel suo alveo provocando dei grossi danni.

Quelli incorso sono dunque alcuni degli interventi che negli ultimi tempi hanno riguardato il fiume secchia. Come noto, in particolare nella zona di san Michele, la forza della corrente è p parecchio notevole. Lo è stata anche lo scorso 6 dicembre quando la piena è stata davvero importante causando anche qualche danno più a valle. Certamente, anche grazie ai lavori di manutenzione, gli argini del Secchia hanno retto l’urto a differenza del “colleghi” del Panaro che invece hanno fatto passare l’acqua nella zona di Gaggio. —

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