Bonaccini guarda al futuro con ottimismo: «Covid, la fine dell’incubo è vicina» 

Il presidente dell'Emilia Romagna duro con chi nega la pandemia: «I negazionisti? Vadano nelle terapie intensive»

Luca Gardinale

Prima di parlare ferma la signora Carmelina, occhiali scuri e mazzo di fiori sul deambulatore, ma soprattutto idee molto chiare sul suo futuro: «Cosa farò appena tutto questo sarà finito? Beh, è semplice: andrò al mare». Alla vigilia del sospirato ritorno della zona arancione per l’Emilia Romagna - che partirà da domani - il presidente della Regione Stefano Bonaccini ha visitato l’istituto Charitas di via Panni, a Modena, centro socio-riabilitativo che ospita 75 disabili. Un momento per fare il punto sulla struttura e sui progetti futuri, ma anche per fare un bilancio della guerra al Coronavirus nel momento in cui si torna a vedere la luce.


Presidente Bonaccini, finalmente l’Emilia Romagna è tornata in zona arancione. Possiamo affrontare i prossimi mesi con un po’ di serenità in più?

«Sono molto contento per il ritorno alla zona arancione, anche perché è sceso l’indice del contagio, anche se il numero dei ricoverati in regione non è calato in maniera altrettanto significativa. Senza dubbio il ritorno alla zona arancione è un premio per i tanti sforzi, le attenzioni e i sacrifici di tutti gli emiliano-romagnoli nell’ultimo mese. Un premio che da domani permetterà a tanti ragazzi e tante ragazze di tornare in classe anche alle superiori e a tanti negozi di riaprire, anche se con limitazioni importanti in diversi settori. Per questo, l’obiettivo di tutti deve essere quello di non dover fare di nuovo passi indietro in futuro, anzi vogliamo creare le condizioni per nuove, ulteriori riaperture non appena sarà possibile farlo».

Bene la zona arancione, insomma, ma evitiamo di “rilassarci” troppo...

«Esatto: penso alla Sardegna, che in poco più di un mese è passata da zona bianca a rossa, mentre anche da noi, ripeto, il numero dei contagi è sceso di molto, ma quello dei ricoverati è ancora alto. Per questo dobbiamo guardare avanti con fiducia, ma senza abbassare la guardia: il nostro primo impegno deve essere quello di uscire il prima possibile da questo incubo».

Un impegno che non dipende solo da noi: arriveranno i vaccini promessi?

«In questo momento in Emilia Romagna stiamo correndo, tanto che l’altra sera abbiamo spinto la “macchina” oltre le 30mila somministrazioni, quando il livello fisiologico quotidiano in questo momento sarebbe intorno a 20mila. Del resto, bisogna anche considerare che dipendiamo strettamente dagli arrivi, e non è semplice fare la programmazione quando possono esserci degli slittamenti o dei ritardi. In ogni caso, con questi numeri noi saremmo in grado di vaccinare più di un milione di persone al mese, anche perché l’obiettivo è quello vaccinare tutti entro la fine dell’estate. Naturalmente tutto dipende dagli arrivi, perché nei primi quattro mesi l’Italia ha avuto meno della metà delle dosi che le spettavano. Oggi il piano del generale Figliuolo prevede 50 milioni di dosi entro fine giugno e altre 80 entro fine settembre: se questo piano sarà rispettato, avremo più vaccini di quanti ne serviranno per immunizzare tutta la popolazione italiana, considerando che nel caso di Johnson & Johnson la somministrazione è unica. Se tutte queste dosi arriveranno, e io voglio sperare che sarà proprio così, riusciremo davvero a vaccinare tutti entro la fine dell’estate e a centrare l’obiettivo di uscire da questo incubo».

Pensa che quella che abbiamo davanti potrà essere una “vera” estate?

«Per prima cosa, l’estate è un vaccino naturale, come abbiamo visto l’anno scorso. Dunque andiamo verso mesi che ci aiuteranno dal punto di vista della pandemia, con una risorsa in più: l’estate scorsa il vaccino non lo avevamo, quest’anno sì».

Passando alla situazione economica, domani riapriranno negozi e parrucchieri, ma i bar e ristoranti continueranno a fare solo asporto e consegna a domicilio. Pensa che potranno riaprire nelle prossime settimane?

«Noi non vogliamo assolutamente fare passi indietro, ma vogliamo andare avanti con il percorso delle riaperture. Per questo invitiamo tutti a non abbassare la guardia e a continuare a rispettare le norme in vigore, a partire dal divieto di creare assembramenti. Per il resto, l’arma che abbiamo è sempre il vaccino: più vacciniamo, più ci avviciniamo all’uscita della pandemia e alla riapertura di chi ha ancora l’attività chiusa. L’Emilia Romagna è pronta a farlo: quindi sì, a breve potremo riaprire, anche se non tutti potranno avere i numeri dell’epoca pre-pandemia».

Nel frattempo, qualche perplessità su AstraZeneca da parte dei cittadini resta, tanto che alcuni chiedono di poter avere un altro vaccino.

«Ricordo a tutti che in un anno abbiamo perso più di 100mila italiani: queste persone non sono mancate per il vaccino, ma per il virus. È il Covid il nemico da combattere. Penso anche a cosa è successo nei mesi scorsi nelle strutture per anziani e in quelle per disabili: ogni volta che il virus entrava era un dramma, mentre oggi, con le somministrazioni completate da tempo per queste categorie, non solo non ci sono più decessi, ma non ci sono più nemmeno contagi».

Nel frattempo, i negazionisti continuano a manifestare, come successo ieri nella “sua” Modena: non le fa impressione vedere queste piazze?

«È una cosa che succede un po’ in tutta Italia, ma per fortuna queste persone non sono tante, ma una piccola minoranza. Se fossero la maggioranza degli italiani mi preoccuperei. A queste persone vorrei però chiedere una cosa: andate a fare un giro nei reparti di terapia intensiva, oppure andate a visitare i familiari delle persone che oggi non ci sono più». —

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