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L'editoriale / La pandemia e le umane debolezze

C’è un cortocircuito generale al quale dobbiamo assolutamente porre un rimedio. Un anno di pandemia ha fatto saltare molti schemi e altrettante sinapsi. Gli unici a protestare a ragione sono quelli che ora faticano ad arrivare a fine mese, a fare la spesa, a pagare la retta dell’asilo ai figli perché il virus li ha lasciati senza lavoro e di ristori (quando arrivano) non si campa. Stiamo assistendo però a un campionario di storture che si addicono più a un film di Alberto Sordi che a un momento di crisi profonda.

Come la corsa al salto della fila per accaparrarsi il vaccino, stigmatizzata anche dal presidente del Consiglio Mario Draghi. Con che coscienza un 35enne può pensare di soffiare la dose di farmaco a un 75enne che rischia di rimetterci la pelle? Non lo capiamo. Ma siamo in un mondo alla rovescia. E succede anche il contrario: che montagne di dosi restano in ghiacciaia per paura. In centinaia, ad esempio, a Reggio Emilia hanno rifiutato AstraZeneca dopo il balletto dell’Ema delle scorse settimane.

A volte il buon senso dovrebbe vincere la suggestione. Non sempre va così. E poi, dulcis in fundo, ci sono loro, gli inguaribili negazionisti, no mask, no vax che anche ieri si sono presentati in piazza a Modena urlando insulti all’insegna di teorie senza senso ma soprattutto senza scienza. «Vadano negli ospedali a vedere le terapie intensive», ha detto il presidente della Regione, Stefano Bonaccini. Già, una cura alla San Tommaso potrebbe servire. Magari anche ad evitare che le colpe dei padri ricadano sui figli come è accaduto pochi giorni fa sempre a Modena con l’esclusione di due bambini dall’asilo perché mamma e papà non portano la mascherina. Un provvedimento scientificamente logico, moralmente difficile. –

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