«Le estrazioni di gas in Appennino modenese? Una tradizione da abbandonare»

Saranno sei i nuovi pozzi tra Lama, Montefiorino e Palagano Davide Ferraresi,  presidente di Legambiente Modena: «Servizi necessari, ma si guardi ad altro»

Sei nuovi pozzi per l’estrazione del gas che sorgeranno in Appennino. Tre saranno nel territorio di Lama, altri tre divisi tra i comuni di Montefiorino e Palagano. Le trivellazioni saranno curate da Aimag e andranno a completare una rete che già è presente in Appennino. La notizia, arrivata dal Ministero della Transizione Ecologica, era attesa dall’azienda e anche dai sindaci. I primi cittadini che hanno manifestato il loro parere positivo per l’aumento di servizi ai propri cittadini e sottolineato l’impatto ambientale praticamente nullo sul territorio.

Non è dello stesso avviso Davide Ferraresi, che è il presidente di Legambiente Modena. «Si tratta di un’abitudine ambientalmente insostenibile: rispetto ai “tempi antichi”, oggi siamo in piena emergenza climatica. Bene fornire servizi alle aree interne, ma si investa piuttosto sull’elettrificazione dei consumi e si compensi l’impatto degli idrocarburi estratti. Il gas naturale non è compatibile con l’emergenza climatica, anche se estratto con impatti minimi sul territorio da cui viene prelevato».


È questa, in sintesi, la posizione di Legambiente sui nuovi pozzi che il Ministero della Transizione Ecologica ha recentemente autorizzato nel territorio dell’Appennino modenese.

Ferraresi, in particolare, tiene a porre l’accento su un aspetto: «Alla luce degli obiettivi climatici, che prevedono il raggiungimento delle emissioni serra nette pari a zero al 2050, e della necessità di ridurre in ogni caso le emissioni di gas serra emessi entro la metà del secolo. È evidente che il mantenimento delle attività di estrazione del gas naturale in Appennino è, appunto, una scelta antistorica che si scontra con la necessità di lasciare gli idrocarburi nel sottosuolo. Una tradizione del secolo scorso che richiede un ripensamento, innanzitutto, a chi si è incaricato di promuoverla».

Indubbiamente, però, i comuni della montagna necessitano di servizi di questo genere. Servizi che, come detto, già da tempo sono attivi:: «Le aree dell’Appennino - continua - devono essere sostenute in un processo di transizione ecologica, che il Ministero omonimo dovrebbe favorire. Ad esempio promuovere il passaggio dal consumo di metano a quello di energia elettrica e parallelamente promuovere la creazione di comunità energetiche locali per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Come? Sostenendo la scelta delle tecnologie più idonee per ogni contesto. La strategia che prevede la prosecuzione dello sfruttamento dei giacimenti presenti sul territorio, al contrario, non fa altro che rallentare la vera transizione».

La chiusura è dedicata alla stretta attualità, al piano degli interventi con una durata di 5 anni: «Nel caso delle autorizzazioni in questione, ormai rilasciate, occorrerà vigilare sulla realizzazione per controllare che vi siano impatti minimi sul territorio, sia in fase di realizzazione degli impianti, sia di estrazione. Inutile dire che dovrà esservi la certezza del ripristino della naturalità dei luoghi al termine delle attività. Per quanto riguarda il gas che verrà estratto, l’unica strada possibile a questo punto è quella di compensare le emissioni che verranno prodotte dal suo utilizzo. Un gas che, per citare il sindaco di Lama, potrà anche essere chiamato “naturale” nel nome e definito “ecologico” perché proveniente da cicli naturali, ma non può essere considerato ambientalmente sostenibile». —

E.B.

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