Modena. Hanno litri di ayahuasca, la droga degli sciamani. Liberi, non è vietata

Due ragazzi arrestati con litri di ayahuasca: la bevanda allucinogena non è però nell’elenco dei prodotti stupefacenti

Modena. Non solo poteva essere per uso personale e quindi non si sarebbe potuto configurare il reato di spaccio, ma soprattutto quella sostanza non è considerata droga nonostante abbia effetti allucinogeni ormai comprovati e particolarmente ricercati. Arriva anche a Modena la ayahuasca, bevanda dalle potenti caratteristiche psicotrope. La volevano per sé due ragazzi, un italiano e un greco, arrestati dalla polizia mentre stavano per entrare in possesso del liquido “magico” ottenuto dalla cottura di almeno due piante amazzoniche. La ayahuasca è infatti un prodotto utilizzato in Sud America nei vari rito collettivi guidati dallo sciamano e l’assunzione induce effetti psicadelici abbinati a visioni.

I due ragazzi, difesi dagli avvocati Luisa Ruini e Andrea Stefani, sono però stato fermati con l’accusa di possesso di sostanze stupefacenti con finalità di spaccio. La bevanda era arrivata all’aeroporto di Bologna con un volo internazionale ed era stata intercettata dalla Polizia delle Dogane durante un normale controllo. Sarebbe dovuta arrivare al loro domicilio tramite un corriere privato, ma al campanello di casa hanno invece suonato gli agenti e non il postino atteso per la consegna.


Ma ieri mattina, durante l’udienza di convalida di fronte alla dottoressa Eleonora Pirillo, giudice per le indagini preliminari, anche il gip ha condiviso la tesi difensiva. Perché i due legali, forti di precedenti sentenze che hanno trovato anche la conferma in Cassazione, hanno puntato a far emergere due aspetti collegati tra loro. Il primo è il fatto che la ayahuasca, almeno finora, non è considerata una droga. O meglio, è inserita nel tabellario italiano delle sostanze stupefacenti e psicotrope dove però non appaiono né le piante da cui si ricava, pur contenendo Dimetiltriptammina (la sostanza psicadelica), né tantomeno la bevanda, cioè quella trovata nella disponibilità dei due giovani universitari. L’altro aspetto, pure condiviso dal giudice, è quello dell’uso personale. I ragazzi non se ne erano spedita in quantità tali da lasciar ipotizzare l’intenzione di piazzare la ayahuasca sul mercato delle sostanze allucinogene. È quindi più che possibile ipotizzare come avessero invece tutto l’interesse a tenerla per sé e magari approcciarsi a quei rituali psicadelici che attivano visioni e viaggi mentali.

Uno dei giovani ha anche testimoniato con l’assistenza di un interprete, l’avvocato Athanasios Miras, in quanto di origini greche e quindi impossibilitato a rispondere con dovizia di particolari alle sollecitazioni proposte dal giudice, che alla fine dell’udienza ha optato per rimetterli in libertà senza ulteriori provvedimenti vessatori. —