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Serramazzoni. il dottor Monduzzi: «Il Covid mi ha fatto vedere l’inferno Vi imploro: state attenti al contagio»

Lo storico medico di famiglia di Serramazzoni finalmente dimesso dopo due mesi e mezzo d’ospedale: 42 giorni in terapia intensiva 

SERRAMAZZONI «Giuro che ho visto l’inferno, adesso so com’è fatto». Ha la voce flebile e non deve assolutamente sforzarsi, ma queste parole ci tiene a dirle, all’indirizzo di tutti i negazionisti e di chi, anche rendendosi conto dei rischi del Covid, lo prende ancora alla leggera.

Il dottor Ivano Monduzzi, storico medico di famiglia con 48 anni di attività a Serra, è rientrato a casa giovedì, dopo due mesi e mezzo di ospedale e di lotta contro il virus. Una lotta che sembrava disperata nella fase iniziale, di fronte a una malattia che avanzava rapidissimamente prendendogli il respiro. Al punto da richiedere la tracheotomia e qualcosa come 42 giorni di terapia intensiva. Giorni eterni, attaccato al respiratore, in bilico tra la vita e la morte.


A 67 anni c’era davvero da aver paura di non farcela. E infatti in paese tra pazienti (ha 1.500 mutuati) e amici la situazione è stata seguita con grandi timori e continue richieste di informazioni alla famiglia, tra speranze e preghiere. Perché Monduzzi, allievo prima ed “erede” poi dell’indimenticabile Albano Orlandi, qui lo conoscono e stimano tutti. «Ai nostri compaesani il più profondo grazie per l’affetto enorme che ci hanno dimostrato in questo periodo: non avremmo mai pensato che fosse così tanto» dice la moglie Nirvana Olivieri. Anche lei ha contratto il Covid subito dopo il dottore, ma con un’evoluzione molto più leggera per cui è bastato un mese di ricovero tra l’ospedale di Pavullo e Villa Pineta.

Per lui invece è stato un precipitare a partire dal 22 gennaio, quando è stato trasferito in terapia intensiva al Policlinico: c’è rimasto fino al 3 marzo, con anche la necessità appunto della tracheotomia perché l’aria non passava più. «Ho visto l’inferno veramente – racconta – e ho davvero avuto paura di non farcela, come il collega e coetaneo Giorgio Guidetti (il noto vestibologo scomparso a marzo, ndr). Ho conosciuto tante persone segnate in modo gravissimo dal Covid, e tuttora ho un caro amico nella mia identica situazione. Non finirò mai di ringraziare i ragazzi che mi hanno ripreso mentre stavo andando». Ma anche di lanciare un monito, come dovere medico e morale: «Io non so cosa pensino i negazionisti, come facciano a dire quello che dicono. Vorrei che potessero passare una volta soltanto dietro il vetro del reparto di rianimazione in cui sono stato io e vedere quello che ho visto io per tutti questi giorni: passerebbero in un attimo tutte le strane idee».

Dopo la terapia intensiva, Monduzzi è stato un’altra settimana in Malattie infettive, poi il trasferimento a Baggiovara presso la Struttura complessa di Medicina Riabilitativa, per il difficile cammino di recupero: «Sono stati fantastici per attenzione, competenza e delicatezza. Ci tengo a ringraziare tutte le persone che ho incontrato, a partire dalla direttrice Monica Corona: mi hanno letteralmente rimesso in piedi». Tanto che l’8 aprile sono arrivate le tanto attese dimissioni. Lui vorrebbe già tornare in ambulatorio, ma sa che l’attesa sarà lunga: «Ho ancora un’insufficienza respiratoria severa: i colleghi mi dicono che recupererò, ma che devo avere tanta pazienza».

Di fronte alla tentazione di abbassare la guardia ora che si torna in zona arancione, l’appello: «Siate attenti e meticolosi nelle misure di prevenzione, per l’amor di Dio. Portate sempre la mascherina, rispettate le distanze e lavatevi le mani. È importantissimo anche questo, anche se se ne parla di meno. E invece può bastare un gesto banale come un dito portato alle labbra per finirci dentro». —