Bimbi fuori dall’asilo: «Per poter dialogare bisogna essere in due»

L’assessore all’istruzione Grazia Baracchi spiega come si è arrivati alla decisione di allontanare da due scuole i figli della coppia no-mask

Paola Ducci

Rispetto ai due bambini esclusi dall’asilo per il comportamento dei genitori che pubblicamente non utilizzano la mascherina e non rispettano le norme per la prevenzione del contagio, il direttore della Gazzetta ieri ha definito il provvedimento “scientificamente logico, moralmente difficile”.


Assessora Baracchi, cosa ne pensa?

«Come amministratori abbiamo il dovere di salvaguardare il benessere di tutti i bambini e le bambine, così come dell’intera comunità scolastica, responsabilizzando ogni singola famiglia alla salvaguardia della salute e della serenità di tutti, anche se, in un momento così complicato ciò può comportare dei sacrifici. E questo, talvolta, per un amministratore significa anche prendere decisioni scomode e provvedimenti poco popolari».

In molti hanno suggerito che sarebbe stato preferibile percorrere la strada del dialogo.

«Già durante l’anno si è potuto affrontare e risolvere altre situazioni critiche grazie al dialogo e al confronto. Tutte le volte che è stato possibile, il dialogo con e tra i genitori è stato lo strumento efficace… Ma per dialogare bisogna essere almeno in due a volerci provare».

Lei, che è una insegnante, non la vede come una sconfitta?

«Mai e poi mai vorremo vedere una bambina o un bambino allontanati dai servizi educativi che traggono motivo di esistere nel benessere dei bambini. E sottolineo di tutti i bambini, perché è a ciascuno di loro che dobbiamo pensare. Non possiamo tollerare che per la “libertà” di uno – ammesso che si tratti di libertà mettere a rischio la propria e l’altrui salute - venga messa in dubbio la possibilità di frequentare i servizi a tutti gli altri “perché non sentono più sicuro il nido” (una legittima osservazione che qualcuno mi ha fatto)».

Avete messo in preventivo anche ricorsi al Tar?

«Ci interessa la salute e la serenità di bambini e famiglie, eventuali ricorsi e cavilli giuridici verranno affrontati. Non parliamo di provvedimenti legalmente irrevocabili, ma di un’iniziativa attivata in via cautelativa proprio per la situazione di emergenza sanitaria in essere. Ha comunque dei tempi tecnici per la conclusione definitiva e, giustamente, gli interessati possono interagire con l’Amministrazione presentando memorie e spiegazioni, come è chiarito nel provvedimento. Il dialogo non è chiuso e mi auguro che si possa arrivare al reinserimento dei piccoli nell’ambito dei servizi educativi, ma sempre nella tutela generale dei bambini e delle bambine, oltre che dell’intera comunità scolastica».

Intanto le scuole hanno riaperto.

«Mercoledì tanti bambini sono tornati a scuola e domani - oggi, ndr - finalmente, tornano anche tutti i ragazzi delle medie e delle superiori, ma dobbiamo fare in modo che i contagi non ricomincino a salire, garantendo comportamenti rigorosi sia nelle scuole sia fuori dalle scuole. A maggior ragione se vogliamo permettere anche l’attività estiva, un obiettivo al quale stiamo lavorando. Come Comune abbiamo sempre lavorato per tenere i servizi educativi aperti anche in piena pandemia e per riaprirli il prima possibile quando sono stati chiusi, consapevoli dell’importanza della scuola per la socializzazione e la crescita dei bambini, oltre che per l’organizzazione e la tenuta delle famiglie. Ma siamo consapevoli anche dei rischi sanitari e della priorità costituita dalla salute pubblica».

È necessario il patto di corresponsabilità?

«Il Patto di corresponsabilità, frutto del confronto con i gestori e i genitori che lo hanno firmato, è la formalizzazione di questo rapporto di fiducia reciproco tra la scuola, la famiglia e, alla fin fine, tra le famiglie stesse; ed è stato rafforzato e adeguato come previsto anche dal Piano Scuola 2020-2021. Ciascuno deve rispettare il proprio pezzo per il bene dei bambini e per la salvaguardia della salute pubblica. E dal momento che riteniamo il Patto di corresponsabilità uno strumento fattivo e reale per garantire quell’alleanza educativa scuola-famiglia che non può rimanere solo una “bella parola”, abbiamo già deciso di convocare i Consigli di gestione per riportare la discussione nelle sedi opportune».

Il confine tra ciò che succede a scuola e ciò che succede fuori è molto labile.

«È per tutelare la salute di tutti – bambini, personale e famiglie - che il Patto fissa delle regole e dei principi che valgono anche al di là dell’orario scolastico (non dimentichiamo che nei servizi 0/6 i bimbi, appunto, non indossano mascherina e il distanziamento è impensabile). Non possiamo chiedere ai bambini di non portare la macchinina o la bambola preferita all’asilo, quasi fosse “una questione di sicurezza nazionale” (come mi fa notare un’altra delle mamme che mi ha scritto per esprimere la propria preoccupazione di fronte a certi comportamenti) e far finta di non vedere la palese inosservanza delle regole da parte di genitori no mask che rischiano di mettere a repentaglio la salute degli altri».

Come si garantisce la tenuta del sistema che riapre?

«Abbiamo sempre condiviso a tutti i livelli che la mascherina non doveva essere inserita nei protocolli per i più piccoli e da questa scelta è derivata l'organizzazione rigida in bolle e il mancato ingresso di esperti esterni. Quindi abbiamo da subito chiesto e contribuito in prima persona alle linee guida per lo 0/6 e di conseguenza introdotto tutte le misure previste: attività il più possibile all’aperto, pulizia e areazione dei locali, triage e tracciamento di chi entra nelle strutture. Sempre cercando il confronto e la condivisione con tutti. La riapertura dei servizi si basa su un rapporto di fiducia tra tutti i soggetti coinvolti. Nella ripartenza dei servizi del sistema integrato 0/6 il rapporto tra il servizio educativo e la famiglia gioca, infatti, un ruolo fondamentale per garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza». —

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