La medicina al tempo del covid La “telepediatra” che cura i bambini

La dottoressa Ferrari: «Le videochiamate ci consentono di conoscere meglio l’ambiente familiare dei piccoli pazienti»

Gabriele Farina

Alla scoperta della telemedicina. Federica Ferrari è una pediatra modenese. Nell’ultimo anno ha rivoluzionato in parte il rapporto medico-paziente. Laddove i piccoli bisognosi di cure non potevano andare in studio, era la dottoressa stessa a recarsi nelle case… in modo virtuale.


«Grazie a programmi di telemedicina siamo entrati nell’ambiente familiare - descrive Ferrari anche a nome dei colleghi che condividono lo studio - e abbiamo fatto bellissime scoperte. Abbiamo visto i bambini giocare nei loro ambienti domestici, scoprendo ambiti che non avremmo potuto osservare da noi. Mi sono divertita a vedere le dinamiche tra genitori e bambini o tra bambini e fratelli». Gli ambienti, le abitudini, i giochi, le letture dei genitori hanno ampliato gli orizzonti del camice bianco. «La telemedicina ha tolto un po’ di pregiudizi in me - l’esame della dottoressa - e ha messo un po’ in discussione il mio modo di rapportarmi con le persone. È una bella scoperta e un’opportunità che mi porterò con me».

È il caso di indicare un esempio. «Mi ha colpito molto la famiglia di un bambino che conosco da circa quattro anni – illustra Ferrari – ma il papà lo avevo visto un paio di volte. Con la nuova modalità l’ho conosciuto, ho visto come si rapporta con il figlio e la moglie. Lo consideravo abbastanza assente: non era mai venuto in visita, non lo sentivo mai nominato molto. Invece ho potuto vedere che è molto presente e accudente».

Un altro esempio chiama in causa l'ingegnoso amore di una madre. «I bambini disabili sono stati un po’ dimenticati – il polso misurato dalla dottoressa – A parte qualcuno che va a scuola, gli altri sono rimasti a casa da subito. Una mamma mi ha fatto vedere in videochiamata un ambiente creato in casa uguale all’asilo. C’erano persino le pareti gialle come l’asilo. La madre organizza videochiamate con i compagni, portava a casa il materiale fornito dagli insegnanti, cercava di far partecipare il bimbo. Aveva costruito un asilo in camera».

Il formato della telemedicina nasce da una necessità pratica di questo periodo. «È diventato il modo di comunicare con bambini positivi o con genitori positivi – aggiunge la pediatra – perché i bimbi in ambulatorio li vedo tutti i giorni. Con questi sistemi si entra in situazioni molto delicate ed emotivamente coinvolgenti. Ci mettiamo spesso alla prova su competenze che non erano nostre».

Un’altra novità dell’ultimo anno è ritrovare il tempo di scrivere. «Noi pediatri lavoriamo moltissimo al telefono – riprende Ferrari – e continuiamo a ricevere dalle settanta alle cento telefonate al giorno. Abbiamo pensato di lavorare sulle mail. A una mamma che ti porta l’elenco delle domande sul cellulare in studio rispondi velocemente perché magari c’è un paziente fuori». La frenesia cede il passo alla riflessione nei messaggi di posta elettronica. «Rispondere via mail permette di prendersi il tempo, pensare a cosa si desidera sapere prima di chiedere un consiglio – ribadisce la dottoressa in conclusione – Ho trovato il tempo di mandare mail anche fuori dall’ambulatorio e con alcune mamme lo continuerò a fare. Con le telefonate può capitare ci sia la linea occupata e la disponibilità dipende dalla fascia oraria. Le mail mi hanno concesso di scoprire aspetti nuovi delle mamme che non avrei avuto potuto conoscere in un altro modo, in altro tempo». —

© RIPRODUZIONE RISERVATA