La scagliola e l’architetto Così Martina da Carpi per ispirare New York

Ha inventato una collezione di tavoli e vasi usando il materiale tipico carpigiano «L’ho visto in Cattedrale e mi ha ispirato. Tanti riscontri positivi anche negli Usa»

CARPI La tradizione della scagliola carpigiana approda a New York e lo fa conquistando una fetta di futuro. La tecnica, ideata a Carpi nel XVII secolo grazie a Guido Fassi, è infatti protagonista di una linea di design di arredamento. La collezione si chiama Soulmate, letteralmente “Anima gemella”, ed è disegnata dalla carpigiana Martina Guandalini, architetto nella Grande Mela.

Martina, che si è trasferita negli Stati Uniti nel 2012, ha ritrovato la tecnica divenuta famosa nel mondo e l’ha applicata per rendere omaggio alla sua città natale e in cui vive la sua famiglia.



«Si tratta di una serie di tavoli e vasi scultorei fatti di resina e scagliola – spiega l’architetto – Ho scelto la scagliola proprio come tributo a Carpi, dove sono nata. Ricordo che non appena la Cattedrale è stata riaperta dopo le gravi ferite del terremoto del 2012, sono entrata e sono rimasta profondamente affascinata da questo materiale stupendo e al tempo stesso versatile. Ho incontrato qualcuno che mi ha guidata alla scoperta delle molteplici sfaccettature della scagliola e quella visita in Duomo mi ha colpita. Così, alla fine del 2019, mi sono messa in testa di creare questi pezzi. Il lavoro è apparso da subito un po’ come una scommessa, essendo ibridi che univano due materiali mai prima usati insieme e con delle forme moderne e decisamente complesse».

La scintilla innovativa arriva durante un incontro di lavoro. Ho trovato due artigiani che hanno creduto nella fattibilità del progetto a inizio 2020 – prosegue Martina – A quel punto il Fuorisalone a Milano 2020 e Sight Unseen, ovvero il sito più importante per il lancio di designer emergenti negli Stati Uniti, si sono innamorati dei rendering e hanno voluto che partecipassi a entrambi gli show, che si sarebbero dovuti tenere in primavera. Con la diffusione della pandemia, non ho potuto rientrare in Italia e abbiamo realizzato la collezione completamente da remoto, riuscendo a completarla per tempo e a presentarla negli show nel frattempo diventati online. Il salone è stato cancellato, ma ho presentato i pezzi di persona a Milano lo scorso settembre con l’organizzazione 5 Vie, sempre stando a New York».

I pezzi ora sono arrivati negli Stati Uniti e verranno presto messi in esposizione e vendita in una galleria newyorkese. «L’insegnamento che ho tratto da questa esperienza, portata avanti nonostante la pandemia, è stato: mai mollare, quando si vuole davvero qualcosa la si ottiene con determinazione e grinta e l’aiuto anche di persone che mi hanno sostenuta a distanza. Penso a mia sorella Giulia e Tamara Baum, fotografa di Carpi, con le quali abbiamo fatto i photoshooting a distanza». —

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