La ricerca di Unimore: nelle zone d'Italia colpite dalla prima ondata Covid immunità di gregge vicina

Dalla ricerca emerso come in questi ultimi mesi le aree duramente colpite dalla prima drammatica ondata nella primavera 2020, quali le province di Lodi, Bergamo e Piacenza, siano relativamente poco toccate dalla successiva recrudescenza dell’infezione.

MODENA Uno studio condotto da ricercatori Unimore ha indagato sulle correlazioni tra prima e seconda ondata della diffusione della pandemia, pervenendo alla conclusione che, oltre i 500 casi per 100mila abitanti, la seconda ondata ha evidenziato un andamento inverso, risultando tanto più attenuata quanto più forte era stata l’intensità della prima.

Lo studio è stato pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica internazionale Environmental Research. Hanno firmato lo studio il professor Marco Vinceti e il dottor Tommaso Filippini di Unimore, che si sono avvalsi della collaborazione del professor Nicola Orsini dell’Università di Stoccolma, del professor Kenneth Rothman della Boston University e della laureanda in Medicina presso Unimore Silvia Di Federico.

«Non pochi commentatori e mezzi di comunicazione - spiega il professor Vinceti, professore ordinario di Igiene generale Unimore - hanno osservato in questi ultimi mesi come aree duramente colpite dalla prima drammatica ondata nella primavera 2020, quali le province di Lodi, Bergamo e Piacenza, fossero relativamente poco toccate dalla successiva recrudescenza dell’infezione».

Sulla base di una procedura statistica specificamente sviluppata per questo studio dal professor Nicola Orsini dell’Istituto Karolinska di Stoccolma e dal dottor Filippini di Unimore, è stato possibile effettuare un confronto tra le due ondate. I risultati ottenuti hanno permesso di osservare una correlazione diretta tra le due ondate sino ad una incidenza nella prima ondata di circa 500 casi su 100mila residenti. Oltre tale incidenza, la seconda ondata ha invece evidenziato un andamento chiaramente inverso, risultando tanto più attenuata quanto più forte era stata l’intensità della prima. L’interpretazione di questi risultati, secondo gli autori, ha lasciato aperte tre ipotesi: la prima è che nel corso della prima ondata si sia stabilita un’immunità non così lontana da quella cosiddetta “di gregge”. L’altra ipotesi è che la prima ondata abbia selettivamente colpito i cosiddetti “superdiffusori”. Infine, è possibile che nelle province più colpite siano state adottate misure precauzionali più accentuate. —

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