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Scuole modenesi , a una settimana dalla ripartenza ci sono già le prime classi in quarantena

Fino alla prima media i bambini sono rientrati dal 7 aprile. L’isolamento è rigido: 14 giorni e poi tampone molecolare

modena Dopo appena una settimana dal rientro in presenza fino alla prima media, avvenuto il 7 aprile, ci sono già classi in isolamento a causa di positività tra gli studenti.

La ripartenza delle lezioni frontali all’interno di scuole e istituti era molto attesa da parte di genitori, ragazzi e insegnanti, ma come era facilmente preventivabile è accompagnata da un maggiore rischio di circolazione del virus. Un rischio che la Regione ha cercato di limitare con un protocollo particolarmente rigido che, tuttavia, non facilita la vita per i genitori coinvolti.


In questi primi giorni, laddove si sono verificati casi accertati di positività, sono state inviate alle famiglie le istruzioni per gli isolamenti dei figli. Se un alunno è positivo allora tutti i suoi compagni di classe vengono classificati come contatti stretti e scatta la quarantena che dura «14 giorni dall’ultimo contatto con il caso ed è previsto un tampone molecolare al quattrodicesimo giorno» per poter rientrare. Così la Regione che specifica inoltre: «Se il contatto stretto rifiuta il tampone al quattordicesimo giorno, la quarantena viene prolungata fino al ventunesimo dall’ultima data di contatto con il caso, e la riammissione alla frequenza avverrà senza test finale». L’appuntamento con data e orario per il tampone molecolare viene immediatamente comunicato alle famiglie.

Per l’alunno risultato positivo invece le regole sono differenti: «Potrà rientrare solo con un’attestazione della Sanità pubblica rilasciato dopo un tampone molecolare con esito negativo eseguito al quattordicesimo giorno (se asintomatico da almeno 3 giorni) dalla comparsa della positività o dei sintomi. Qualora il test molecolare al quattordicesimo giorno risulti positivo, la persona riprenderà la frequenza al ventunesimo giorno, se il tampone molecolare darà esito negativo».

I docenti delle primarie, medie e superiori non vengono considerati contatti stretti se rispettano le misure anti-Covid. Per questo «dovranno effettuare subito un test molecolare e in attesa dell’esito possono andare al lavoro senza avere contatti con la classe». Discorso differente nei servizi 0-6 anni: in quelle scuole i contatti stretti sono anche i componenti del personale scolastico e non è da escludere che la quarantena possa coinvolgere anche altre sezioni, proprio a causa della promiscuità tra le classi e l’assenza dell’obbligo di indossare la mascherina. Questo peraltro era un punto molto discusso da parte dei pediatri, preoccupati dal fatto che i bambini potessero rientrare all’asilo prima di essersi negativizzati e quindi diffondere ulteriormente il virus.

Insomma norme molto specifiche e rigide che sono già scattate in diverse scuole del Modenese e che impongono un ulteriore sforzo per le famiglie coinvolte. I bambini a casa per due settimane richiedono un impegno ben maggiore da parte dei genitori, specie per quelli che non possono assentarsi dal lavoro.

Analizziamo anche il caso in cui sia un docente a essere positivo e non un alunno. In questa circostanza le misure preventive sono meno rigide, poiché si dà per scontato che il contatto con gli studenti sia meno stretto.

«Nel caso in cui un docente risulti positivo – spiega la Regione – e se ha rispettato le misure, gli alunni delle classi coinvolte sospenderanno la frequenza fino all’esito negativo di un test di screening (antigenico o molecolare) che verrà effettuato da parte della Sanità Pubblica». Per il docente stesso, ovviamente, valgono le regole più rigide. —

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