Modena. Palestre ancora chiuse «Il Governo non capisce la funzione sociale dell’attività fisica»

Sirignano (Magic Fitness) e Carpigiani (Coliseum) spiegano la crisi «Perdite del 70%. Possiamo tenere aperto garantendo la sicurezza» 

IL FOCUS

Hanno perso in media il 70% dei ricavi a livello nazionale secondo le stime di Confcommercio e solo nella provincia di Modena la perdita prudenziale è stata di circa 20 milioni di euro. Sono le palestre, che nemmeno in zona arancione possono aprire e da 13 mesi vivono un incubo.


«C’è tanta amarezza», ammette Massimo Carpigiani del Coliseum center di Modena. «Abbiamo affrontato una spesa di 40mila euro in estate per sistemare gli spogliatoi in base ai nuovi protocolli: una cifra importante, ma ci sembrava giusto farlo. A ottobre è arrivato un nuovo Dpcm ancora più stringente. Ci siamo adeguati anche a quello e dopo 10 giorni ci hanno chiuso di nuovo. In quei pochi mesi in cui abbiamo tenuto aperto non c’erano stati contagi né tra i clienti né tra i dipendenti».

Sicurezza, una parola che anche Giovanni Sirignano, titolare della Magic Fitness di Casinalbo, mette al primo posto: «La nostra palestra è di 800 metri quadri, di cui 200 di spogliatoi. Quando abbiamo riaperto ho acquistato una applicazione per le prenotazioni dei clienti che potevano accedere solo in 20 ogni ora, anche se ne avrei potuti far entrare 50 mantenendo comunque le distanze di sicurezza. E tutti erano felicissimi, mi hanno fatto i complimenti per come veniva gestita la situazione. Poi il nuovo stop. Ammetto che sono deluso, perché è vero che c’è un problema che si chiama Coronavirus, ma dall’altra parte non c’è stato aiuto. In 12 mesi ho ricevuto 8mila euro, mentre i conti hanno fatto segnare nel 2020 un -65%».

«Io ho fatto -70% – precisa Carpigiani – e non abbiamo visto un euro perché Coliseum come attività principale è un centro medico che non prevede ristori. I nostri clienti sono persone che svolgono attività fisica per migliorare la qualità di vita, quella delle palestre è una funzione sociale ed è questo che non è stato capito ed è molto grave». Punto su cui Sirignano spinge con forza: «Chi viene da me non è un body builder, ma una persona che intende mantenere in forma cuore e metabolismo. Il Governo non ci pensa? D’altronde siamo il Paese in cui i genitori durante i colloqui scolastici non vanno neanche dal docente di educazione fisica. Di fronte a un bivio hanno deciso di sacrificare la ginnastica. Io, invece, da 30 anni sono dentro questo mondo e posso dire quanto mi ha fatto bene l’attività fisica».

Zona rossa e arancione si alternano ormai da diverse settimane, ma sia Carpigiani sia Sirignano sono convinti che pure in un quadro epidemiologico complesso si sarebbe potuto operare in sicurezza.

«I comportamenti sarebbero stati sotto controllo - dice il primo – Ci sarebbero state norme precise che avrebbero scoraggiato chi non intendeva rispettarle. In palestra sarebbe venuto solo chi aveva intenzione di adottare un comportamento giusto».

«Mi è capitato – aggiunge Sirignano – nei mesi in cui abbiamo tenuto aperto di mandare via chi veniva senza prenotazione o chi, per ignoranza, non voleva tenere la mascherina. La pulizia e l’igienizzazione della palestra era massima: io abitualmente compro la fornitura di carta ogni due mesi e mezzo, ero passato a comprarla una volta a settimana. Spese sì, ma che consentivano ai nostri clienti di essere tranquilli».

Difficoltà che fanno riflettere: «Se ho pensato di mollare? Posso dire che il momento è difficile e mi fermo qua», spiega Carpigiani. Sirignano invece è certo: «Non ho mai pensato di mollare e mai lo farò. Questa è la mia vita». —

GIB

© RIPRODUZIONE RISERVATA